Con grande novità assoluta, la guerra in Iran è stata proclamata la prima “guerra AI-first” della storia. Certo, perché nulla, si sa, è mai successo prima, e arrivano finalmente gli algoritmi a decidere chi colpire e quando, come se il caos e l’assurdità dei conflitti avessero improvvisamente trovato un capo algoritmo obbediente. Peccato che nessuno abbia annunciato schieramenti di robot assassini armati come nei vecchi film di fantascienza; no, qui il vero protagonista è l’algoritmo enciclopedico che decide obiettivi e momenti degli attacchi. Illuminante, non c’è che dire.
Israele, sempre a passo coi tempi, usa l’AI a Gaza, mentre l’Ucraina fa altrettanto per cercare di respingere gli attacchi provenienti dalla Russia. Una vera sinfonia di algoritmi bellici, un ballo macabro coordinato da intelligenze non tanto artificiali quanto naturalmente ciniche. Il bello è che ora tutti si chiedono se si possano imporre “regole” a un’arma che evolve più rapidamente di quanto si riescano a scriverle. E perché no? Siamo tutti certi che la burocrazia internazionale, nota per la sua rapidità e flessibilità, riuscirà a tenere il passo e fermare il prossimo algoritmo homicida prima che faccia il suo dovere…
Questo scenario tecnologico da romanzo post-apocalittico è apenas il primo capitolo di un’analisi più ampia dedicata all’intelligenza artificiale, quella che forse non ci salverà, ma almeno ci farà sognare un futuro pieno di scenari inquietanti e di terrore scientifico high-tech.
Per chi volesse porre le proprie domande o persino suggerire spunti su questa meravigliosa rivoluzione bellica 2.0, c’è un indirizzo email pronto a ricevere ogni petizione di principio: podcast@lastampa.it. Un toccasana per chi non sa più dove gridare le proprie paure tecnologiche.
Ovviamente, tutto è curato e condotto da Nicolas Lozito, con l’accompagnamento musicale di Maarten Schellekens, perché in ogni tragedia che si rispetti la colonna sonora deve essere impeccabile. Il tutto orgogliosamente prodotto da La Stampa, che evidentemente non smette mai di stupire nei suoi reportage futuristici.



