Lorenzo Valentini, giovane di 27 anni e orgoglio di Bollate, ha deciso di lasciare questa terra nel modo più drammatico possibile: un incidente stradale a Milano, esattamente in viale Lunigiana, proprio vicino a piazza Carbonari. Il giovane centauro non è sopravvissuto allo scontro con un’automobile accaduto poco prima delle 18 di giovedì 21 maggio. E se vi steste chiedendo quanto sia sfortunata questa città, sappiate che è la seconda vittima della strada in meno di un giorno.
I soccorsi, tanto tempestivi quanto inutili, sono stati attivati qualche minuto prima delle 18 grazie all’intervento dell’Agenzia regionale emergenza e urgenza, che ha spedito sul luogo un’ambulanza e un’automedica in codice rosso. Il risultato? Nulla di fatto, se non il lento e inesorabile riconoscimento della morte del giovane, che – poveretto – non ha nemmeno potuto vedere chi stava dietro il volante dell’auto incriminata.
La dinamica dell’incidente è avvolta in un rutilante mistero, ma qualche dettaglio trapela. Lorenzo, dopo l’impatto con l’auto, è stato letteralmente catapultato via dalla sua moto, la quale – come in una tragicomica rappresentazione di fragilità – si è spezzata in due una volta schiantatasi contro un palo della luce. Inevitabile la comparsa degli agenti della polizia locale, trasformatisi in sceneggiatori di questa macabra ricostruzione del sinistro.
Al momento le prime testimonianze raccontano di un automobilista di 51 anni, miracolosamente illeso, intento a guidare lungo viale Lunigiana in direzione piazzale Maciachini. Sul più bello, appena giunto all’intersezione con piazza Carbonari, si è cimentato in una svolta a destra che ha trasformato la scena in un set da film horror. Forse troppo impegnato ad azionare la freccia o forse in cerca di una “brillante” manovra di sorpasso, ha occhieggiato la moto sopraggiungente che – sorpresa! – non è riuscita a fermarsi in tempo.
Così, il motociclo ha centrato lo specchietto retrovisore destro dell’auto, mandando Lorenzo per terra a strisciare come una comparsa sfortunata per qualche metro, prima di schiantarsi contro quel maledetto palo che ha fatto a pezzi la sua moto e decretato la fine immediata del giovane centauro. Nessuna chance, nessuna moltiplicazione dei miracoli: solo una tragedia che poteva essere evitata se magari uno dei due avesse pensato un minimo a cosa fare con una moto e un’auto in mezzo alla strada.
Il già drammatico bilancio si arricchisce
Ma perché fermarsi ad una vittima? Milano ci regala anche qualcosa di più sul versante delle tragedie stradali. Soltanto il giorno prima, mercoledì sera, una donna di 75 anni, Alfonsa Curiale, è stata falciata da un pirata della strada. Il dettaglio che aggiunge un tocco da film noir a questa vicenda è che il guidatore, apparentemente in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di droghe, si è inizialmente dato alla fuga malinconica, salvo poi presentarsi alle autorità come l’aspirante attore principale di un’imperdonabile simmetria criminale.
Per non essere da meno, in via Carnia non ha mietuto solo lei: la sorella di Alfonsa è stata investita anch’essa ed è tuttora ricoverata in condizioni gravi all’ospedale Niguarda. Così, una sola serata, due vite profondamente segnate da una guida irresponsabile e da quel mirabolante cocktail di etanolo e sostanze illecite, che regala a questi “eroi” della strada l’illusione di una corsa senza regole.
In sintesi, una settimana qualunque a Milano: vite spezzate, biciclette disintegrate, motori divisi in due, conducenti che manco a un corso base di educazione stradale avrebbero passato l’esame e una città che ancora una volta si dimostra il set perfetto per la ripetizione incessante di tragedie evitabilissime.



