Il Parlamento europeo ha deciso di dare un colpo di spugna sulle faccende di Georgia e Turchia con ben 436 voti favorevoli per la prima e un pizzico meno entusiastici 381 per la seconda. Gli astenuti? Sorprendentemente, 47 per la Georgia e addirittura 171 per la Turchia, come a dire: “Non è affar nostro”.
La “democrazia” secondo il Parlamento europeo: il caso Georgia
In Georgia, dove la democrazia sembra una barzelletta raccontata male, il partito al governo, noto come Sogno Georgiano, gioca a fare la casta intoccabile, ignorando ogni appello verso un minimo di trasparenza e rispetto delle regole europee. Il Parlamento non fa altro che “deplorare” questo continuo scivolare verso il baratro democratico – una parola gentile per definire il silenzio che accompagna la distruzione degli istituti civili e della stampa libera.
Nel solito balletto di richiami diplomatici, la condizione per un rapporto cordiale con la Georgia è ben chiara: solo se il Sogno Georgiano decide di non smantellare ogni traccia di democrazia e smette di lanciare campagne di disinformazione degne della peggior propaganda russa, allora sì, forse potremmo parlare. Nel frattempo, il Parlamento si dichiara natürlich solidale con il popolo georgiano che lotta per una “Georgia europea e democratica”, perdendo ogni tanto il filo tra ironia e desiderio di cambiamento concreto.
La relatrice Rasa Juknevičienė, una lituana dall’umorismo sottile quanto il nostro, sintetizza così: “Il Sogno Georgiano continua a demolire le istituzioni democratiche, a imbavagliare i media indipendenti e a imbottigliare prigionieri politici, tra cui la vincitrice del premio Sakharov, Mzia Amaglobeli. Inaccettabile, per un candidato all’UE. Ora pensiamo a quelle belle sanzioni coordinate europee contro gli spalleggiatori di repressione e appropriazione statale.”
Turchia: un’opportunità persa con classe
La Turchia, questa nobile nazione che si vanta di voler far parte dell’Unione Europea da decenni, sta invece rodendo la poltrona a causa di una riluttanza quasi comica verso le riforme democratiche. Il Parlamento, con tutta la sua pazienza angelica, ripete che nonostante le rassicurazioni ufficiali, i problemi principali restano lì, belli e irrimediabili: Stato di diritto? Presente solo di nome. Diritti umani? Solo se si parla di qualcuno che la pensa come il governo. Libertà di stampa? Una bella favola da raccontare ai turisti.
Non bastasse questo, la Turchia continua imperterrita a violare i diritti sovrani di Grecia e Cipro – due innocenti membri UE, vittime predestinate di un comportamento “diplomatico” molto creativo. Il Parlamento, in un impeto di coraggio, invita le istituzioni europee e gli Stati membri ad adottare una posizione più decisa, ricordando che tacere davanti a tali scempi democratici è il modo migliore per peggiorare le cose.
Nonostante quanto detto, i deputati tengono a sottolineare che la Turchia, benché bloccata nel processo di adesione dal 2018, è un pezzo da novanta nella geostrategia e un alleato della NATO, forse l’unico motivo per cui l’UE tiene ancora accesa la speranza.
Il relatore spagnolo Nacho Sánchez Amor, con una pacatezza che taglia come un coltello, commenta: “La Turchia si avvia a grande velocità verso un regime totalmente autoritario. L’ultimo colpo di scena? Il processo contro il principale partito d’opposizione CHP e la sua legittima leadership. Il pluralismo democratico? Cardine dello Stato di diritto? Ormai ricordi lontani, soffocati da una magistratura usata come strumento politico. La risposta della Commissione, del Servizio Europeo per l’Azione Esterna e degli Stati membri? Una cecità colossale che danneggia la credibilità dell’UE e allontana ancor più quelle sparute anime pro-europee e democratiche in Turchia.”
E così, mentre la democrazia prende una vacanza prolungata nel Caucaso e in Anatolia, l’Europa assiste con il medesimo entusiasmo di uno spettatore di una tragicommedia in cui gli applausi sono obbligatori, ma la vera svolta sembra, come al solito, un sogno lontano.



