Che gioia siamo ancora qui a parlare di un altro capitolo nella saga infinita della giustizia italiana, quella che sicuramente rende il Paese un gioiellino di efficienza e rapidità. Stavolta protagonista è Faras Bouzidi, il celebre amico di Ramy Elgaml. Ricorderete il suo nome, visto che è stato al centro di un ennesimo caso straziante: Ramy, un giovane di appena 19 anni, morì dopo un inseguimento con i carabinieri, mentre era sullo scooter pilotato proprio dal suo amico Bouzidi. Un vero peccato che la giustizia arrivi più lenta di un vecchio 50cc in salita, ma eccoci qui a raccontarvi l’ennesima puntata.
In appello, miracolosamente, la condanna inflitta con rito abbreviato per resistenza a pubblico ufficiale è stata ridotta. Eh sì, perché a quanto pare resistere contro chi dovrebbe proteggere e servire è un delitto così lieve da meritare un alleggerimento. Ma chi siamo noi per giudicare? Forse la ‘resistenza’ è solo un modo elegante per chiamare la leggera opposizione in uno show lanciato sulle strade tra moto e sirene.
Quando la resistenza diventa una giustificazione
La vicenda, che potrebbe facilmente diventare un copione per una serie TV tipo “Carabinieri: destino e ineguaglianze”, ci mostra come ottenere riduzioni di pena sfruttando la lentezza del sistema giudiziario e un pizzico di fortuna. Il concetto di “resistenza a pubblico ufficiale” sembra qui un terno al lotto che premia chi riesce a negoziare i cavilli legali a discapito della verità sostanziale.
Non dimentichiamo che la morte di Ramy è il fulcro tragico di questa vicenda, ma la cosa più sconfortante è vedere come, tra ricorsi e appelli, i protagonisti quasi spariscano dietro a un burocratese che sviola la realtà dei fatti. Che dire, in Italia se fuggire da un inseguimento diventa solo questione di tecnica legale anziché di responsabilità, allora siamo proprio a cavallo.
Una giustizia che gira a vuoto
La riduzione della condanna offre un quadro drammaticamente emblematico dell’apparato giudiziario italiano, capace di inchiodare un giovane morto in circostanze drammatiche, lasciando l’amico alla porta girevole di una condanna che si assottiglia con meravigliosa lentezza. Ma non temete, l’effetto sorpresa è garantito: si allarga il solco tra i cittadini e la fiducia nelle istituzioni, un risultato che si può dire conseguito con grande successo.
Direi che, se il governo volesse davvero impegnarsi in battaglie importanti, potrebbe iniziare dal rendere la giustizia meno un gigantesco giro sulle montagne russe, fatto di salite infinite e discese improvvise. Ma no, troppe grane, meglio lasciare che tutto filtri col contagocce, così la farsa può continuare indisturbata.



