Nuove e scintillanti evoluzioni nelle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, la giovane tragicamente assassinata nella sua adorata villetta di Garlasco nel lontano 2007. La brillante procura di Pavia, sotto la sapiente guida di Fabio Napoleone, ha deciso di riaprire i giochi con ulteriori accertamenti investigativi, tecnici e medico-psichiatrici, tutti rivolti a schiacciare il povero Andrea Sempio, l’unico indagato nella nuova indagine. Non dimentichiamo la ciliegina sulla torta: l’allora fidanzato di Chiara, Alberto Stasi, condannato definitivamente, sembra ormai solo una comparsa di questa nuova tragicommedia giudiziaria.
La procura, evidentemente stanca di aspettare, ha preso questa illuminata decisione dopo che la difesa di Sempio ha spiattellato dalle proprie tasche un mare di consulenze tecniche, subito dopo essere stata messa al corrente della conclusione delle indagini preliminari. Poiché i termini per le indagini sono ancora aperti e scadranno solo nel pacifico 28 settembre 2026, la procura ha pensato bene di scavare ancora più a fondo negli elementi emersi, giusto per non farsi mancare niente.
Verifiche scientifiche e perizia psichiatrica, o come girare intorno al solito pallone
I consulenti tecnici già nominati dal pubblico ministero dovranno inutilmente sgranchirsi il cervello per valutare la fondatezza, il rigore e l’affidabilità scientifica delle tesi portate avanti dalla difesa di Sempio. Naturalmente, la procura non si è limitata a metterli alla prova e ha nominato un proprio medico psichiatra di fiducia, il dottor Roberto Catanesi. Al nostro professore verrà consegnata tutta la documentazione possibile ed immaginabile su Sempio, come se un’università fosse interessata a un caso umano così affascinante.
L’obiettivo è più limpido di un bicchiere d’acqua: chiarire tre punti fondamentali. Primo, se Sempio soffre di qualche patologia che possa intaccare la sua capacità di intendere e volere, perché senza dubbio questo sarebbe un buon salvacondotto. Secondo, verificare se esistono disturbi o alterazioni in grado di modificare il giudizio di imputabilità – perché, si sa, il cervello umano è un mosaico di sfumature. Terzo, esplorare la possibilità che l’indagato rappresenti una qualche forma di “pericolosità sociale”, perché non si sa mai quando il buon senso potrebbe venire meno.
Nella nota ufficiale della procura si legge, con impareggiabile e totale sincerità, che “le determinazioni assunte hanno l’obiettivo esclusivo di assicurare una ricostruzione della vicenda che sia il più possibile completa, oggettiva e scientificamente fondata”. Tradotto: vogliamo soltanto la verità, niente di più, niente di meno – e se fosse possibile anche una buona dose di spettacolo.
La difesa si scatena con perizie eterogenee: dall’impronta del piede al soliloquio in auto
Nel frattempo, i valenti avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia (quelli di Sempio, per la cronaca) hanno sfornato una serie di perizie e accertamenti scientifici con un unico, ingenuo scopo: smontare il colossale impianto accusatorio di cui gode il loro assistito. Tra le gemme depositate troviamo perizie sulla famigerata Bpa, sull’impronta numero 33 (applausi per la nomenclatura), accertamenti medico-legali, supplementari di natura genetica e persino perizie sulle impronte di scarpa. Insomma, non manca proprio nulla per tenere alta l’attenzione.
Gli avvocati sostengono che l’impronta del piede, quella incriminata, sia troppo larga per essere compatibile con quelle del loro assistito. Potremmo forse definire questa come “la battaglia della larghezza del piede”, perché, come sappiamo, nei processi moderni ogni dettaglio diventa un dramma kosmico.
Inoltre, è stata inviata una memoria corredata da allegati – che ovviamente non potevano mancare – in cui si sottolinea che i famigerati soliloqui in auto di Sempio sono soltanto chiacchiericcio da podcast, senza nulla di realmente confessorio. Insomma, se parlare da soli nell’auto fosse un crimine, metà della popolazione mondiale sarebbe condannata all’ergastolo.
Per quanto riguarda la famigerata traccia di Dna, i legali hanno presentato la consulenza genetica firmata dalla dottoressa Marina Baldi. Secondo la sua prestigiosa analisi, il ritrovamento di elementi dell’aplotipo Y (il cromosoma maschile, per i profani) sotto due unghie di Chiara Poggi non rappresenta assolutamente una prova di un’aggressione diretta. Diciamocelo, il dato appare così “tecnicamente debole” che quasi quasi ci si potrebbe chiedere come abbia fatto a diventare centrale in un’inchiesta che si vuole “scientificamente fondata”.
La dottoressa Baldi spiega nella sua relazione, con quel candore che solo la scienza sa concedere, che non si tratta di profili pieni e singoli, ma di mescolanze inconsistenti, incomplete e del tutto non consolidate. Il risultato? Nessuna certezza, solo un’accozzaglia di contributi biologici multipli che impongono, secondo la difesa, la massima prudenza nell’interpretazione: meglio tenere le antenne drizzate, nel dubbio.



