Torino nelle tenebre perché la rete è un museo: Iren annuncia blackout a oltranza per altri dodici mesi

Torino nelle tenebre perché la rete è un museo: Iren annuncia blackout a oltranza per altri dodici mesi

«I blackout non spariranno magicamente entro sei mesi, né tantomeno nella prossima stagione», ci rassicura con il suo ottimismo contagioso Gianluca Bufo, amministratore delegato di Iren. Il glorioso gruppo che comanda Ireti, ovvero la società che vigila (più che altro) sulla rete elettrica di Torino. Proprio nel giorno in cui la città si trasforma in un’esposizione permanente di quartieri al buio a macchia di leopardo: periferia Nord intera, precollina e ora anche un pezzo della periferia Sud. Che combinazione fortunata, direte voi, tra temperature da record e una rete che più vecchia non si può.

Bufo ci fa sapere che siamo nel bel mezzo di un “periodo critico” da sabato, complici: «temperature record, giornate insopportabilmente calde che surriscaldano terreno e cavi sotterranei, e una domanda di energia fuori scala perché scuole e uffici sono aperti, e i condizionatori fanno il loro sporco lavoro». Tradotto: un’estate all’insegna del blackout garantito.

E tutto questo dramma è ovviamente aggravato dal fatto che la rete è più anziana di un nonno sulla panchina del parco, con i suoi quasi 5 mila chilometri di cavi e ben 6 mila giunti, tutti in condizioni che lasciano… a desiderare. Sempre secondo Bufo, negli ultimi tre giorni (“ultime 72 ore” per la precisione) i guasti sono stati “solo” 15. Solo? Sì, perché lo scorso giugno, quando la situazione è diventata veramente tragicomica, son stati ben 45 i guasti in tre giorni. Un triplo salto mortale.

Dopo questo furioso giugno di guasti hanno pensato bene di aprire ben 900 cantieri, tutti rigorosamente dedicati a tentativi di ammodernamento, manutenzione o potenziamento della rete, per un investimento milionario: circa 100 milioni di euro spesi in un anno come se fossero caramelle, volte a rattoppare cavi, collegamenti, e per costruire qualche cabina elettrica nuova di zecca, come quella inaugurata nell’ex area Michelin a Torino Nord — perché, ovviamente, nulla dice “innovazione” come una cabina di trasformazione che si spera regga qualche stagione.

Difficoltà strutturali e promesse a lunga scadenza

Il nostro amabile Bufo ammette la cruda realtà: «Sono interventi mirati, ma risolvono soltanto una minima parte dei problemi di una rete da museo del tempo che fu». Per restituirci un sistema elettrico che non sembri un castello di carte serviranno anni. E infatti, per il prossimo quinquennio, è stato stilato un piano colossale che prevede investimenti da capogiro: 515 milioni di euro. Un po’ come dire: pazientate, i blackout potrebbero ridursi, ma nel frattempo godetevi l’oscurità occasionale.

Nel frattempo, Luca Dal Fabbro, presidente di Iren, ci racconta come l’azienda sia «in trincea» e non più intenzionata a vedere l’ennesimo show di blackout cittadini come quello che abbiamo appena superato. Che magnifica battaglia, insomma. Dopo il giugno dell’anno scorso, si sono infatti rivitalizzate le squadre di manutenzione.

Gianluca Riu, colui che dovrebbe badare che tutto funzioni, spiega: «Abbiamo formato una task force di 100 operai specializzati in manutenzione e riparazioni, il doppio rispetto all’anno scorso».

Se vi sembrava poco, siete in errore: per gli scavi hanno quadruplicato le ditte esterne, passando da 2 a otto (perché più mani, più buchi nel terreno), e hanno raddoppiato i mezzi “cerca guasti”.

Ah, e i gruppi elettrogeni? Sono ben 30, generatori mobili che, nel caso di blackout prolungati, tentano di salvare la baracca rialimentando temporaneamente i circuiti. Fantastico, no? Peccato che per portarli sul posto e rimettere in vita la luce servano circa due ore e mezza. E a giudicare dai tempi degli ultimi blackout, a Torino si può tranquillamente organizzare una maratona al buio.

Ad esempio, in zona Gran Madre residenti e negozianti hanno fatto i conti con interruzioni intermittenti dalla sera tardi fino a metà mattina. A Barca e Bertolla la luce è sparita per cinque ore almeno. E non stiamo parlando di una singola giornata di follia: “nell’80% dei casi, i blackout vengono risolti in massimo 30-45 minuti”, si difende Riu. Speriamo bene, perché nel resto del tempo la città si trasforma in un’illuminazione artistica che non avevamo chiesto.

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