La scelta del candidato sindaco sembra ancora un miraggio lontano, ma nel centrodestra la lotta per accaparrarsi i posti in lista per il consiglio comunale è già una guerra senza esclusione di colpi. Come stupirsi? Pur con possibilità da numeri da lotteria di spodestare il centrosinistra, la semplice prospettiva di varcare le porte di Palazzo Marino attrae come miele per le api impazzite.
In una città dove l’ago della bilancia politica è spesso impazzito e i giochi sono più complicati di un sudoku, prepararsi per la campagna elettorale significa prima di tutto prenotare il proprio angolo di potere. Le strategie si affilano, le alleanze si tessono e si disfano nel giro di un tweet, e naturalmente, niente è lasciato al caso quando si tratta di mettersi in mostra sotto le luci dei riflettori.
Il centrodestra tra speranze e realtà
Come detto, la possibilità che il centrodestra riesca davvero a vincere questa battaglia cittadina è allo stesso livello di trovare un unicorno in metropolitana. Ma questo non sembra turbare più di tanto quei candidati già pronti a impilare firme, sciorinare slogan roboanti e accaparrarsi quei pochi posti disponibili nelle liste. La necessità di consolarsi con qualche poltrona è più forte della ragione, e non è certo una sorpresa se le ambizioni personali spesso prendono il sopravvento su un progetto politico coerente.
Il paradosso è evidente: mentre si festeggia l’illusione di poter strappare qualche consiglio comunale, il vero battito del potere cittadino continua a pulsare sotto il controllo di chi, per ora, sembra imbattibile.
Poltrone, promesse e pasticci
Non è un segreto che la corsa alle poltrone, specie in un Comune prestigioso come quello milanese, ispiri più false promesse che verità tangibili. Dietro ogni sorriso smagliante e ogni stretta di mano amichevole si cela l’eterna lotta per ritagliarsi un pezzetto di quella torta ricca di privilegi e facilitazioni. Normali per chi considera la politica una specie di gioco delle sedie, dove chi resta senza posto si consola con i salotti televisivi o con le poltrone nei consigli di amministrazione.
Di che cosa parliamo? Del solito sistema dove il dialogo con i cittadini è un’eco lontana e le decisioni importanti si prendono nelle stanze chiuse, magari lontano da sguardi indiscreti o fastidiose telecamere. Gli slogan sulla trasparenza e sulla partecipazione? Splendidi arredi su cui si posa la polvere dell’ipocrisia politica.
Consigli per aspiranti eletti
Se sognate di entrare a far parte della macchina comunale milanese (e chi non lo sogna, dopo tutto?), il solo messaggio importante è mettersi in fila nel modo giusto. Non importa se la città non sta andando proprio benissimo, non interessa se chi vi guida ha spesso la capacità di complicare anche la più semplice delle questioni: quello che conta è infilarsi tra quelli “giusti”, sorridere al momento opportuno e promettere che tutto andrà per il meglio. E magari, alle prossime elezioni, fare finta di essere nuovi volti del cambiamento.
Insomma, benvenuti nel teatro delle ambizioni elettorali, dove la realtà raramente supera la satira, ma la battaglia delle poltrone è sempre la regina indiscussa dello spettacolo.



