Ah, Electrolux, quel brillante esempio di azienda che sa come trasformare una crisi in un capolavoro di disimpegno industriale. Il 4 giugno, nella tranquilla cittadina di Solaro, nel cuore di quella che una volta era la prospera Lombardia industriale, si è svolto un corteo degno di un film drammatico. Ben 1.700 posti di lavoro minacciati – roba da Guinness dei primati del disastro occupazionale – eppure, come al solito, sembra che da qualche parte il paese abbia deciso che investire in politica industriale sia proprio un optional.
Luca Stanzione, segretario generale della Cgil milanese, non si è risparmiato, consegnando al pubblico l’amara verità: “Occorre rimettere al centro la persona nella produzione industriale”. Ah, certo, perché è proprio il valore umano che manca quando un colosso degli elettrodomestici decide di spremere i lavoratori fino all’ultimo respiro, per poi gettarli via come scarti.
Naturalmente, sappiamo tutti quanto amano i nostri politici e le istituzioni mettere in piedi tavoli di crisi permanenti, quei mitici consessi che dovrebbero vigilare sulle vertenze come quella di Electrolux. Il “monitoraggio” è infatti la soluzione definitiva per evitare che migliaia di persone si ritrovino senza lavoro e senza futuro. Magistrale.
La manifestazione: un teatro di facciata?
Il corteo, guidato dalla sindaca Nilde Moretti, ha avuto luogo con tutta la sfilata di sindaci, vicesindaci, e qualche esponente di spicco della Città Metropolitana e della Regione, a testimonianza che almeno la voglia di fare una bella foto di gruppo per i giornali non manca. Il percorso, dalla sede aziendale fino al Municipio per un’assemblea pubblica, è stata una marcia dell’ipocrisia collettiva: solidarietà a parole per un “piano inaccettabile” che però continua indisturbato a scorrere come se nulla fosse.
Insomma, tutto molto bello, un grande spettacolo di partecipazione civica per urlare insieme “ritirate quel piano!”, con la speranza, ovviamente vana, che una molteplicità di sindaci possa smuovere montagne di indifferenza industriale che affondano profondamente nel sistema economico.
Promesse e silenzi dalla politica
La Regione, secondo il nostro caro Stanzione, avrebbe dovuto attivare quei magici “nuclei provinciali” per le crisi aziendali, ma qui a Milano sembra che qualcuno abbia dimenticato di fare anche solo finta di attivarli. La ragione è chiara: più crisi si accumulano, più l’inerzia regionale si fa prestigiosa. Un po’ come la tipica multa ignorata perché troppo alta da pagare.
Per ravvivare questa pantomina di interessi, sono previsti due appuntamenti da non perdere: un presidio l’11 giugno davanti alla sede di Regione Lombardia, seguito da un secondo raduno il 15 giugno sotto il palazzo del Ministero del Lavoro. Sarà emozionante vedere queste manifestazioni riecheggiare in un vuoto istituzionale tutto troppo familiare.
Il governo e la solita retorica
E cosa avrebbe da dire il nostro glorioso governo in tutto questo? Oh, niente di originale, solo la speranza che la Electrolux faccia il miracolo: entro metà giugno il piano di licenziamenti venga magicamente cancellato. Nel frattempo, sorridono e promettono di mettere in campo “tutti gli strumenti disponibili” per evitare che si ripeta l’ennesima tragedia occupazionale locale, come se le parole di circostanza potessero davvero salvare le migliaia di vite coinvolte.
Ah, e non dimentichiamo il ministro delle imprese, Adolfo Urso, che ha alzato il pollice ricordando il “miracolo” di Beko, dove – miracolo – un accordo ha evitato i licenziamenti. Peccato che la storia di Electrolux sia un po’ diversa e la prospettiva per quasi 700 lavoratori a Solaro sembri tutt’altro che rosa.
Solidarietà o show?
Così, tra sfilate di sindaci, discorsi di circostanza, promesse da marinaio e tavoli di crisi dai nomi roboanti ma dall’effetto nullo, la comunità di Solaro si mobilita. I lavoratori – quelli veri, mica solo i politici – avvertono la portata del problema: “Questa battaglia è più grande di noi, non possiamo farcela da soli”. È un’ammissione di impotenza che fa cadere la maschera di qualsiasi finta solidarietà. Un applauso ironico va a chi gioca a fare lo spettatore interessato mentre il Titanic industriale affonda senza che nessuno voglia davvero gettare una scialuppa.



