Nel dettaglio, l’attività dei servizi ha preso una botta del 0,2%, tanto per non farsi mancare niente, mentre il valore aggiunto delle costruzioni ha tentato timidamente di tamponare con un magro +0,1%. La produzione, fedele al suo stile, ha fatto zero virgola zero. Insomma, un equilibrio precario degno della più triste commedia dell’assurdo.
Gli economisti interrogati da Reuters avevano pronosticato proprio questo: una contrazione dello 0,1% mese su mese. Tutto dunque secondo copione, o quasi, visto che nei mesi precedenti si era vista qualche timida fiammata, tipo +0,3% a marzo e perfino +0,4% a febbraio, con un gennaio piatto come un tavolo da biliardo.
Il disastro sportivo e il pugno nello stomaco all’economia
Il vero protagonista del tracollo è stato il settore sportivo, ricreativo e del divertimento, che ha perso un gigantesco 9,1%. A quanto pare, gli eventi sportivi cancellati in Medio Oriente hanno spazzato via gran parte dell’attività dei servizi, un colpo tanto “folgorante” quanto imprevisto. Il National Statistics Office (ONS) non ha perso tempo a fotografare il disastro, definendolo il più grande contributo negativo di sempre da un unico settore sull’output dei servizi e sul PIL reale.
Non solo sport e divertimento, ma anche la produzione, il commercio all’ingrosso, i trasporti e le agenzie di viaggio si sono ritrovati con un meno sul fatturato. Tutto a causa della graziosa guerra mediorientale che, con la sua brillante presenza, ha ridotto significativamente il giro d’affari nel mese di aprile.
L’ONS ha sintetizzato così il commento delle imprese coinvolte:
“Un tema ricorrente fra quanto segnalato è stata l’impennata dei prezzi dovuta al conflitto in Medio Oriente. Questi rincari hanno colpito prevalentemente energia e carburanti, con alcune imprese che hanno avvertito già gli effetti ad aprile 2026 e prevedono ulteriori impatti per i mesi a venire.”
Insomma, nel mondo incantato dell’economia britannica, la guerra in Iran non solo lascia il segno sul campo di battaglia, ma fa sentire il suo potere anche nelle tasche di consumatori e aziende. Il regno dell’incertezza non smette mai di stupire.



