Ecco come sei scuole laziali riescono a sopravvivere alla competizione annuale senza miracoli veri

Ecco come sei scuole laziali riescono a sopravvivere alla competizione annuale senza miracoli veri

Finalmente è calato il sipario sulla quattordicesima edizione di Eureka! Funziona!, l’evento imperdibile sponsorizzato da Unindustria e spinto sotto l’egida nazionale di Federmeccanica. Ah, la gloriosa missione: accendere quella scintilla di interesse per scienze e tecnica nei giovanissimi, mentre li costringiamo a dimostrare creatività, abilità manuali e spirito di squadra. Perché niente dice formazione migliore di qualche pallina di polistirolo e asticelle di legno messe insieme con ansia da prestazione.

Il tema di questa esaltante edizione? La “pneumatica”. Ovvero come far muovere un giocattolo senza magia, ma con aria compressa, palloncini e un po’ di legno. Oltre 200 giovani menti provenienti da più di 30 scuole, tra primarie e secondarie di primo grado, si sono cimentati nella sfida, presentando 32 giocattoli improbabili che sfidano le leggi della noia e forse pure quelle della fisica, grazie al generoso kit offerto da Unindustria, il quale conteneva tutto il necessario per la fatidica “creazione”.

Non può mancare la sfilata delle scuole laziali vincitrici, un concentrato di originalità e pneumatici — ops, pneumatica — messa in ordine di categoria:

Terza elementare con lo spettacolare LO SCIVOLO GIGANTE dalla scuola Lucio Fontana;

Quarta elementare porta in campo AIR FOOTBALL della scuola Giuseppe Impastato;

Quinta elementare con il famigerato FLIPPER della scuola Pertini;

Prima media si difende con PIRATI IN BATTAGLIA firmato Claudio Abbado;

Seconda media alza il livello con AIR BALL della scuola Bruno Munari;

E finalmente la terza media, con il trionfante PNEUREKA! dalla scuola di Paliano (per chi non lo sapesse, nel ridente Frosinone).

Ma la vera ciliegina sulla torta è l’autentico impegno di Unindustria nel coltivare la passione per scienze, tecnologia, ingegneria e matematica — quelle tanto blasonate discipline STEM che servirebbero per costruire il futuro (o almeno un giocattolo di polistirolo decente).

Alda Paola Baldi, Vicepresidente di Unindustria con delega al Capitale Umano, ha commentato con quella generosità tipica di chi deve giustificare l’ennesima iniziativa scolastica:

“L’orientamento degli studenti verso i percorsi di istruzione e formazione del futuro va promosso fin dalle scuole elementari e medie, ciclo di formazione in cui i ragazzi effettuano la loro prima scelta verso l’indirizzo di studi. Progettualità di questo tipo sono fondamentali per valorizzare l’importanza delle discipline STEM fin da piccoli, offrendo loro l’opportunità di misurare il loro spirito creativo e imprenditoriale nella costruzione del giocattolo, superando anche gli stereotipi di genere che spesso influenzano le scelte educative e professionali del futuro.”

Insomma, tra palloncini che si gonfiano e palline di polistirolo che volano, i nostri piccoli inventori non soltanto si divertono, ma sfidano anche quel terribile male sociale chiamato stereotipo di genere: un passo da gigante per l’umanità scolastica.

La sfida si è svolta presso Explora – Il Museo dei bambini di Roma, teatro ideale dove oltre a pupazzi e test di creatività hanno messo becco ben più illustri giudici: imprenditori e manager dell’area laziale, oltre a rappresentanti degli allievi dell’ITS Meccatronico del Lazio Academy. Perché nulla dice “giuria imparziale” come una spruzzata di aziende associate, tutte pronte a dare il proprio contributo illuminante: Sicamb, HTDI, Gem Group, Studio Torta Spa, Antonini Paolo e Metalab, con la preziosa partecipazione dell’Università Campus – Biomedico di Roma.

A completare il quadro, la presenza femminile e decisamente istituzionale di Miriam Diurni, Delegata Unindustria per cultura d’impresa, legalità e certezza del diritto, e Valeria Giaccari, Vicepresidente dell’Associazione STEAMiamoci, che promette ardore e battaglie per le discipline scientifiche, altre forme di lotta contro la monotonia e la mediocrità.

Come sempre, si chiude con qualche immagine patinata, perché nulla è più eloquente di un giocattolo di legno e qualche sorriso plastico per illustrare il trionfo della pneumaticità infantile. Un plauso sentito quindi a giovani e adulti che si impegnano a trasformare aria in idee e, magari, in futuro innovazione: o almeno ci provano.

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