Discriminazione sanitaria di genere MEP chiedono all’UE di smettere di fare finta di niente

Discriminazione sanitaria di genere MEP chiedono all’UE di smettere di fare finta di niente
Il Comitato per i Diritti delle Donne e l’Uguaglianza di Genere si è finalmente svegliato dal letargo, adottando una bozza di rapporto che osa mettere il dito nella piaga delle disuguaglianze di genere in ambito sanitario. Con voti: 27 a favore, 9 contrari e nessun’astensione – perché si sa, le donne vengono prima o poi anche da queste parti – il testo dichiara senza timidezze che queste disuguaglianze sono “strutturali” e multifaccettate, radicate in decenni di ricerca medica pensata esclusivamente attorno al corpo maschile. Sorprendente, vero? Una scoperta che forse dovrebbe fare urlare dallo sgomento, dato che il ciclo di cura femminile viene ignorato dal principio alla fine: dalle sperimentazioni cliniche, alla diagnosi, fino al trattamento e all’accesso alle cure.

Non solo: gli eurodeputati si sbizzarriscono ricordando che le discriminazioni sessuali si intrecciano con altre forme di esclusione, colpendo le donne “in situazioni vulnerabili”. Perché dubitarne?

Ricerca sensibile al genere come se fosse una novità

Gli eurodeputati, nella loro infinita saggezza, reclamano un design obbligatorio degli studi che tenga conto di sesso e genere lungo tutto il ciclo di ricerca. Tradotto: includere finalmente donne incinte e in allattamento nei trial clinici, perché fino ad ora non è mai stato considerato prioritario. Inoltre, vorrebbero che ogni progetto finanziato dall’UE fornisse dati segregati per sesso e genere – una rivoluzione copernicana in un oceano di dati omogenei e maschili.

Ah, non è finita. Il codice di condotta suggerisce anche di incorporare una prospettiva di genere robusta nello Spazio Europeo dei Dati Sanitari. Naturalmente, attendono con ansia che qualcuno spieghi all’intelligenza artificiale che non deve perpetuare i pregiudizi di genere e razziali spesso presenti in medicina. Straordinario, vero? Un po’ come chiedere a una stampante di non incepparsi.

Commissione Europea sotto esame per obiettivi “chiari e vincolanti”

Secondo i membri del Parlamento Europeo, la Commissione Europea dovrebbe smettere di fare le misteriose e adottare obiettivi pubblici, misurabili e soprattutto vincolanti per affrontare le disuguaglianze di genere nella salute. Un piano strategico per il benessere femminile che non resti lettera morta. Sarebbe anche ora di smettere di riempirsi solo la bocca con la parità, promuovendo misure politiche e finanziarie che mettano seriamente mano ai fondi destinati alla salute della donna e alle patologie specifiche di genere.

Insomma, un sacco di belle parole per ricordare che l’uguaglianza non si raggiunge certo pensando solo al maschio alfa di turno, ma dedicando risorse a chi troppo spesso viene messa in secondo piano.

Patologie sottovalutate e violenze silenziose

Il rapporto non manca di sottolineare le patologie da decenni ignorate sia dalla ricerca sia dalla diagnosi: endometriosi, sintomi della menopausa, malattie cardiovascolari, emicranie, infertilità, osteoporosi, diabete e disturbi mentali. Si dovrebbe solo battere le mani, vero?

E non basta. Gli eurodeputati fanno notare che la Commissione e gli Stati membri debbano anche affrontare le pratiche tossiche che con troppo sottile cinismo si raccontano poco: dalla negazione dell’aborto alle mutilazioni genitali intersessuali, fino a quella che viene definita “violenza ostetrica e ginecologica”. Una perla che forse vale più di mille campi di imbarazzo.

Billy Kelleher, relatore del rapporto, ha dato una definizione poetica di questa lunghissima aporia:

“La salute delle donne resta uno dei più grandi buchi neri della medicina. Quando la ricerca, i test clinici e i dati medici non riflettono l’esperienza femminile, il risultato è una diagnosi, un trattamento e una cura più poveri. Questo rapporto vuole colmare queste lacune e garantire che la salute delle donne sia riconosciuta come misura primaria della qualità e dell’equità dei nostri sistemi sanitari.”

Naturalmente, il rapporto è solo un’iniziativa propria, una bella occasione per il Parlamento Europeo di sedersi attorno a un tavolo nelle prossime sessioni plenarie e applaudire l’ovvio. Tra qualche mese si vedrà se questa rivoluzione da salotto farà davvero tremare poltrone e istituzioni o semplicemente si risolverà in un simpatico documento da collezione.

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