“Mi ha intimato l’alt, ma io avevo pochi grammi di hashish. Non volevo guai e sono scappato.” Così ha giustificato la propria brillante decisione di scappare B.G., 27 anni, cittadino albanese, nel corso dell’interrogatorio davanti alla pm Francesca Crupi. Perché si sa, essere colti con qualche grammo di hashish è un’impresa talmente terrificante che fuggire diventa l’unica opzione ragionevole.
Il “detto e fatto” si è consumato a Monza, dove il protagonista, comodamente seduto al volante di un fiammante Suv Audi Q7, è stato fermato quando si trovava a casa di un amico. Immaginate un po’: un 27enne in Audi che, però, si fa prendere con qualche grammo di stupefacente. Cosa poteva mai pensare di fare? Ovviamente scappare, ché la sobrietà è sopravvalutata.
Ah, il fascino irresistibile del classico “non volevo guai”! Nella novella del giovane fuggitivo, l’intenzione è sacra e l’atto di scappare diventa un atto di pacificazione col mondo. Peccato che sia la solita sceneggiata da manuale, pronta a essere archiviata tra le inconsistenze balbettanti di chi si ritrova nei guai ma non vuole assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
Il meraviglioso mondo delle scuse post-fuga
La scusa, costruita con la precisione di un castello di carta, gioca il ruolo della vittima: “Io avevo pochi grammi, non volevo problemi.” Perché certo, il quantitativo di droga è il metro ufficiale della pericolosità e della gravità del reato. Poco hashish? Poco male! Ma evidentemente la legge non la pensa così, o almeno non dovrebbe.
La scena si ripete: si viene fermati, si tenta la fuga e poi si prova a convertire la fuga in una scusa a buon mercato. Marcata tipologia umana che, tra l’altro, non manca di regalare un tocco di ironia noir alla telecronaca quotidiana delle nostre città.

