Ah, la fantastica armonia europea! Il Parlamento, con un trionfale 387 voti a favore (e i soliti 191 che hanno osato dissentire), insieme a 46 anime benevoli che hanno deciso di astenersi, ha abbracciato con gioia il rapporto 2025 sulla Rule of Law della Commissione, che racconta brillantemente come nulla cambi mai in materia di Stato di diritto negli Stati membri e nelle istituzioni dell’Unione.
Un applauso particolare per l’incredibile novità che il 93% delle raccomandazioni sono… rullo di tamburi… le stesse degli anni passati! Sì, perché parlare delle stesse cose ogni anno è un esercizio di pazienza all’europea: indipendenza della magistratura, lotta alla corruzione, libertà dei media, spazio civico, parità e, ciliegina sulla torta, l’immancabile equilibrio tra i poteri. Ovviamente, il monitoraggio annuale continua a minimizzare le minacce strutturali più gravi. Ma chi se ne importa, tanto tutto va a danno dei cittadini, che si trovano a navigare in un mare magnum di giustizia negata, discriminazioni protette, silenzi obbligati e fondi pubblici usati come impeccabili strumenti di magia nera.
Le meraviglie del sistema giudiziario
Gli onorevoli deputati si fanno coraggio e ci mettono la faccia ricordandoci che l’influenza politica nelle nomine dei giudici, nelle commissioni disciplinari, nelle promozioni e nella distribuzione dei casi è cosa davvero poco elegante. Chiedono quindi, con estrema delicatezza, che gli Stati membri garantiscano sistemi giudiziari strutturalmente indipendenti, efficienti, imparziali, ben finanziati, con assistenza legale gratuita e – rullo di tamburi – protezione contro le pressioni politiche. Che rivoluzione!
Non mancano poi, degni di una scena di un film thriller, le proteste contro l’uso politico della giustizia: interferenze nelle indagini anticorruzione, processi quasi da telenovela per motivi politici, attacchi sfrenati a giudici e pubblici ministeri e – da applausi – abusi di amnistie e indulti. Per concludere in bellezza, si invoca un rafforzamento nell’esecuzione delle sentenze della Corte di Giustizia UE e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, chiedendo persino che le condizioni carcerarie diventino tema di “preoccupazione” per lo Stato di diritto. Come se non ci fossero già abbastanza drammi.
Corruzione: il piatto forte dell’Europa
Il Parlamento non ha dubbi: la corruzione è una “minaccia grave” per la democrazia, per lo Stato di diritto e per l’uguaglianza. Peccato che gli sforzi per combatterla siano più blandi di una brezza estiva, alimentando così menefreghismo e sfiducia tra i cittadini. Applaudono alla nuova direttiva anticorruzione, ma chiedono sanzioni più severe, organismi specializzati e un’azione efficace su quei casi di alto profilo che tutti fingono di non vedere.
Il Parlamento va oltre e invoca l’adesione a pieni poteri di tutti ai famigerati organismi internazionali anti-corruzione, sottolineando l’urgenza di una cooperazione rafforzata tra gli enti UE impegnati in questa nobile battaglia contro ladri e manovratori. Una lotta che, guarda caso, sembra riguardare più la forma che la sostanza.
Libertà di stampa e spazio civico: tra minacce e buffonate
Il Parlamento sottolinea con enfasi che assassinare giornalisti d’inchiesta è un attacco diretto allo Stato di diritto. Quindi, se non li ammazzi, puoi comunque minacciarli, molestarli e sommergerli di cause legali ridicole, tanto da convincerli a mollare tutto. Naturalmente, deplorano l’uso di spyware per sorvegliare chi osa raccontare la verità e suonano il campanello d’allarme contro interferenze politiche, pubblicità statale a comando, concentrazioni di media in poche mani e pressioni sui media pubblici, presenti sempre quando c’è da zittire qualche voce scomoda.
Nel frattempo, si preoccupano perché lo spazio civico si sta restringendo: troppe scartoffie burocratiche, tagli ai finanziamenti, campagne diffamatorie e criminalizzazioni di associazioni e difensori dei diritti umani. E, per l’ennesima volta, ricordano che ogni restrizione su società civile, libertà di assemblea e associazione deve essere “giustificata, proporzionata e conforme ai diritti”. Magari qualcuno stesse a sentire davvero.
Diritti fondamentali, fondi UE ed espansione: il grande show
Stretta correlazione tra Stato di diritto e diritti fondamentali: parla il Parlamento che elenca con cura infinite preoccupazioni, dall’odio razziale all’antisemitismo, dall’islamofobia alle misure anti-LGBTIQ+, dai diritti delle minoranze alla violenza di genere, dalle politiche migratorie all’accesso ai diritti sessuali e riproduttivi. Poiché non poteva mancare nulla, avvisano – ciliegina finale – che i fondi UE potrebbero essere collegati a violazioni dei diritti, chiedendo niente meno che la sospensione dei pagamenti dove si verificano deficienze persistenti. Tutto molto chiaro e limpido.
Infine, il Parlamento si impegna a una sorveglianza rigorosissima su tutti i candidati all’allargamento UE, assicurandosi che ogni paese sia spremuto con lo stesso rigore spietato. Non si mollerà finché non brilleranno tutti come nuovi modelli di perfezione democratica.
Konstantinos Arvanitis, relatore del rapporto, ha commentato:
“L’approvazione del rapporto da parte di una larga maggioranza delle forze politiche democratiche è una pietra miliare per un buon ordine istituzionale e un indicatore della consolidazione dello Stato di diritto nell’UE. Il testo copre tutte le aree rilevanti, esprime senza mezzi termini le nostre preoccupazioni circa le irregolarità negli Stati membri e include numerose proposte concrete di miglioramento. Sono molto grato ai colleghi eurodeputati che lo hanno sostenuto e spero che diventi uno strumento di riferimento importante per le nostre future azioni a tutela dei valori europei.”
Bah, se così si protegge uno Stato di diritto, ben vengano le promesse annuali, i buoni propositi e le solite litanie: tanto, l’Europa sa che la chiave del progresso è ripetere gli stessi identici testi finché qualcuno, forse, in un lontano futuro, si prenderà la briga di ascoltare davvero.



