Eh già, il fascino di una pellicola al cinema resta un’esperienza inarrivabile, immersiva e (se si è fortunati) priva di distrazioni digitali. Ci si abbandona volentieri al film scelto, come è giusto che sia, magari proprio grazie ai nostri preziosi consigli, ovviamente imperdibili. Tra le rubriche ormai diventate cult, come Fughe da fermo per i libri e Top Tre dedicata alla musica, non potevamo esimerci dal riservare uno spazio anche all’arte del cinema, la Settima Arte, ispirandoci a quell’autentico capolavoro forse un tantino sottovalutato del grande Dino Risi: Il giovedì.
Per questa settimana, tra le novità che invaderanno le sale da giovedì 26 marzo, abbiamo pensato fosse più che giusto puntare una lente sarcastica sulla commedia americana È l’Ultima Battuta?, diretto e interpretato dall’inarrestabile Bradley Cooper – perché a Hollywood, si sa, la moltiplicazione dei ruoli è garanzia di profondità artistica, o quantomeno di un ego ben nutrito.
La favola moderna del divorzio “amichevole”
È l’Ultima Battuta? è un racconto che vuole apparire fresco e profondo, ma che si trascina tra cliché più da manuale che da stand-up comedy. I protagonisti sono Alex Novak (interpretato da Will Arnett) e Tess (Laura Dern), una coppia che, dopo anni di convivenza, decide di divorziare senza spargimenti di sangue – perché nella New York contemporanea anche la separazione diventa una commedia (a meno che non ti chiami reality televisivo).
Alex, nel pieno di una crisi di mezza età che non gli concede nemmeno il lusso della crisi infantile, tenta una rinascita artistica nel circuito della stand-up comedy newyorkese, alla disperata ricerca di un’identità nuova e di uno scopo che vada oltre il suo ruolo di marito sfumato e padre semi-assente. Nel frattempo, Tess si trova a fare i conti con l’inevitabile riflessione sulle rinunce fatte per la “famiglia perfetta” e sul senso della propria esistenza, costretta a riscrivere le priorità e a navigare da sola le tanto temute acque della vita da single.
In questa danza disarmonica della separazione, i due si impegnano a perfezionare l’arte ormai popolarissima – ma ben poco realistica – della “co-genitorialità”, inventando nuove routine familiari che potrebbero sembrare tenerissime solo se non ricordassimo quanto spesso sia tutto un teatrino da Oscar per sopportare il dramma.
Il film, con un misto di buonismo e improvvise pennellate d’umorismo, si avventura a raccontare il concetto molto trendy di amore che muta forma, diventando meno passionale e più… accessorio familiare. Insomma, la favola di come si può (forse) continuare a crescere insieme anche dopo essersi ufficialmente detti addio.
Un cast da spot pubblicitario
In cabina di regia il poliedrico Bradley Cooper, che, con tanta grazia, si occupa di tutto: dalla regia alla performance, passando per lo sforzo titanico di mantenere il pubblico sveglio. Nel cast troviamo nomi parimenti noti e apparentemente assortiti come Will Arnett, Laura Dern, Sean Hayes, Andra Day, Ciarán Hinds e tanti altri ancora, messi lì forse più per assicurarsi una manciata di nomination che per esigenze narrative concrete.
Il tutto sotto la chiave di lettura di una commedia americana che tenta di unire passato e presente in un miscuglio di emozioni riconoscibili e battute scontate, con la presunzione di toccare le corde più intime del pubblico. Peccato che alla fine, più che a un film, assomigli a un lungo workshop sul come mantenere le apparenze di una famiglia felice, anche quando ormai tutto è solo una battuta amara da mandare in scena per l’ultima volta.



