Cogne salva 101 posti con la cassa integrazione straordinaria: il ministero dice sì alla tragedia annunciata

Cogne salva 101 posti con la cassa integrazione straordinaria: il ministero dice sì alla tragedia annunciata

Non sorprende che, mentre il mondo sembra correre verso un futuro più dinamico e tecnologico, qui al ministero del Lavoro si sia deciso di giocare alla lotteria dell’occupazione con la scintillante arma delle cassa integrazione guadagni straordinaria. Ebbene sì, hanno finalmente ufficializzato l’accordo che terrà in ostaggio, perdonate il francesismo, ben 101 poveri lavoratori di quattro reparti della gloriosa Cogne Acciai Speciali di Aosta. E non pensate che si tratti di una rivoluzione: la misura durerà un bel giro di 12 mesi, esattamente come una piccola crociera per la disperazione industriale, iniziando il primo giugno, rimpiazzando così i tre mesi precedenti con i cosiddetti “contratti di solidarietà” che avevano già fatto a fette il lavoro di 167 dipendenti.

In pratica, ecco la storiella raccontata da Fabrizio Graziola, il segretario regionale della Fiom-Cgil, che non perde occasione per ribadire il suo ruolo da portavoce del disastro organizzato: ai 101 sfiduciati protagonisti di questa pantomima lavorativa toccherà una cassa integrazione per un massimo del 20% del loro orario lavorativo, rigorosamente a rotazione, perché nessuno voglia sentirsi escluso da questa festa del precariato light.

Ovviamente, questo capolavoro di solidarietà aziendale partirà il fatidico 1° giugno, giusto in tempo per salutare il contratto di solidarietà appena tramontato, e avrà la solenne durata di un anno intero. Così si può finalmente passare da tre a dodici mesi di sospensione parziale del lavoro, per quei fortunati quattro reparti che tutti tengono nel cuore: l’acciaieria, la colata continua, la gestione materie prime e il laboratorio. Un quadro che fa venire voglia di applaudire alla collaborazione entusiasta tra i sindacati confederali territoriali, le Rsu della Cogne, il capo del personale, i vertici aziendali e persino un entusiasta rappresentante della Regione, tutti uniti in questa gloriosa impresa di difesa dell’occupazione… o forse no.

Se si cercava un esempio lampante di come si possa ritardare il rinnovamento e coltivare la stagnazione, benvenuti in Aosta, dove la cassa integrazione non è un sostegno emergenziale ma una vera e propria disciplina di vita per un centinaio di dipendenti. Naturalmente, l’alternativa sarebbe troppo banale: investimenti, innovazione, efficienza. Ma chi ha voglia di queste sciocchezze quando c’è un accordo sulla cassa integrazione da firmare?

E così, mentre altri settori vedono innovare e crescere il proprio potenziale umano, qui si preferisce regalare un anno di sospensione semi-forzata, giusto per tenere in forma il concetto di “lavoro che non c’è”. Perché del resto, chi vuole che la cassa integrazione sia qualcosa di eccezionale quando può diventare la routine quotidiana di interi reparti?

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