L’ennesima bordata contro la partecipata Aria da parte dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, non è altro che l’ultimo episodio di un duello che sembra non avere mai fine. Stavolta il motivo del contendere è il glorioso sistema Siss, quel software miracoloso su cui si basa tutta l’attività lavorativa – o almeno così si sperava – dei servizi regionali.
Diciamolo chiaramente: se non fosse tragicomico, sarebbe da fuori di testa. Dopo anni di promesse, implementazioni e aggiornamenti che fanno impallidire persino i sistemi più obsoleti, il sistema informatico continua a fornire disservizi degni di uno sketch comico, lasciando gli utenti e gli operatori nel perfetto stato di frustrazione e sospetto.
Ovviamente, i vertici di Aria si affrettano a smentire ogni problema, come se negare l’evidenza fosse il miglior modo per risolverla. E dall’altra parte? L’assessore Bertolaso, che non ha perso occasione per scaricare colpe e responsabilità, stimolando polemiche che sembrano un déjà-vu di un film già visto troppe volte.
Il sistema Siss: la stella cadente del digitale
Il Siss, “Sistema Informativo Socio Sanitario”, doveva essere l’apripista del cambiamento e della digitalizzazione della sanità locale. Invece, sembra un colabrodo tecnologico, una casa stregata dove i dati scompaiono misteriosamente e le funzionalità base sono un miraggio. Forse sarebbe il caso di domandarsi dove siano finiti i milioni investiti, ma ovviamente anche questa è una domanda indesiderata.
L’unico risultato evidente è la paralisi di quei servizi essenziali che dovrebbero agevolare la gestione del welfare lombardo. Anziché semplificare la vita ai cittadini e agli operatori, il Siss la complica in maniera rocambolesca, con ritardi, errori e rallentamenti che fanno impallidire ogni precedente disastro burocratico.
Guido Bertolaso ha dichiarato:
“Non possiamo più tollerare un sistema che, invece di aiutare, ostacola ogni processo. È inaccettabile che dopo anni di investimenti e annunci ci ritroviamo con un software che sembra progettato per il fallimento.”
Parole forti, certo, anche se ci si chiede se lo stesso assessore si sia mai fatto una domanda su chi abbia davvero la responsabilità o su quale sia stato il profitto politico di questa situazione tragicomica.
Il balletto delle responsabilità
Come ogni buona tragedia all’italiana, il gioco delle parti si ripete immancabilmente: la Regione accusa Aria, Aria si difende a spada tratta, mentre gli utenti – poveri illusi – si chiedono se abbiano sbagliato qualcosa ad affidarsi a un sistema così tanto glorificato sulla carta.
E dietro tutto questo non mancano accuse reciproche, spericolati rimpalli di responsabilità e persino una buona dose di ipocrisia istituzionale, il tutto condito da comunicati pubblici che sembrano più sceneggiate teatrali che atti di governo efficaci.
In tutto questo, la domanda resta sempre la stessa: chi paga davvero il prezzo di tutto questo teatro? Spoiler: come al solito, i cittadini lombardi, alle prese con un sistema caotico e un welfare che sembra svanire nel nulla.
Quando la tecnologia si trasforma in incubo
L’idea dell’innovazione tecnologica, promessa da anni per rivoluzionare la pubblica amministrazione, sembra aver preso una strada ben diversa in Lombardia. Con il Siss il futuro digitale diventa un incubo da incubo, fatto di bug, crash e incongruenze interminabili, soffocando ogni tentativo di miglioramento reale.
Alcuni operatori raccontano di aver dovuto ricorrere a soluzioni improvvisate, di essere costretti a tornare a processi manuali e carta, nonostante l’inserimento di tecnologie da milioni di euro. Insomma, un vero paradosso: più alta è la tecnologia promessa, più indietro si torna.
E l’assessore Bertolaso sembra il capro espiatorio perfetto, applaudito un giorno e scaricato il successivo, mentre Aria continua a ballare sul filo di un’inaffidabilità ormai cronica.
Non resta che attendere la prossima puntata di questa saga senza fine, sperando che almeno il prossimo capitolo riservi meno cliché e qualche spiraglio di serietà, anche se il pessimismo è ovviamente d’obbligo.



