Champions, Arsenal in finale: Saka fa il lavoro sporco e manda a casa l’Atletico con un tap-in da manuale

Champions, Arsenal in finale: Saka fa il lavoro sporco e manda a casa l’Atletico con un tap-in da manuale

Dopo una lunga, lunghissima attesa di due decenni, l’Arsenal riesce finalmente a strappare il biglietto per la finale di Champions League. E come l’ha combinata? Facile: un piccolo 1-0 all’Atletico Madrid nella semifinale di ritorno, dopo un brillante pareggio 1-1 a Madrid. Insomma, una vera impresa da campioni dell’ultimo minuto, con l’unico gol che arriva proprio in chiusura del primo tempo.

A sigillare il passaggio è stato Bukayo Saka, che si è fatto trovare pronto sulla respinta più corta di Oblak al tiro di Trossard. Ci voleva proprio lui per risvegliare una volta per tutte i Gunners e regalare a Mikel Arteta e ai suoi una seconda finale europea dopo quella del 2006, quando però la storia si chiuse in modo ben poco glorioso con una sconfitta per 2-1 contro un certo Barcellona. Ma si sa, la memoria è corta quando si tratta di rimpianti memorabili.

La festa adesso dovrà attendere almeno un altro giorno, perché i nostri eroi britannici scopriranno solo domani chi avranno di fronte nell’atto finale di Budapest. Il destino ha preparato una sfida tutto pepe tra due giganti, quella tra Bayern Monaco e Paris Saint-Germain, che nella semifinale d’andata hanno già dimostrato quanto possa essere spettacolare un 5-4 al Parco dei Principi. Una partita che definire “pazza” sembra fin troppo gentile.

Un quadro epico degno dei migliori romanzi sportivi

Non stiamo parlando solo di calcio, ma di un vero e proprio circo di emozioni. Da una parte un Arsenal che ha dovuto strisciare per vent’anni prima di riemergere con la fragranza di chi si crede sempiterno, dall’altra un Atletico Madrid evidentemente troppo occupato a litigare con se stesso per riuscire a mettere a segno il colpaccio finale.

Il tutto condito da una suspense degna di una soap opera: una finale che sembrava il sogno dimenticato, improvvisamente a portata di mano, ma che nasconde l’inevitabile ironia del destino. Perché in fondo, nel calcio come nella vita, le attese più lunghe spesso sono le più amare… o le più esilaranti, a seconda dei punti di vista.

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