Il petroliere Shenlong Suezmax, battente bandiera liberiana, ha raggiunto il porto di Mumbai dopo avere attraversato lo sciagurato Stretto di Hormuz, teatro di tensioni sempre più pungenti nell’infuocata regione del Medio Oriente. È successo l’11 marzo 2026, non proprio il giorno perfetto per una tranquilla crociera commerciale.
Nel frattempo, i prezzi del petrolio hanno fatto il salto sul trampolino delle tensioni geopolitiche con la grazia di una capra nervosa: lunedì sono schizzati alle stelle dopo che il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha lanciato una minaccia ambientale sperando di spaventare tutti – con risultati ovviamente opposti a quelli sperati. Eh sì, pare che il conflitto con l’Iran “non sia affatto finito”, giusto per aggiungere un pizzico di pepe alla già gustosa minestra.
In un’interpretazione tutta sua della diplomazia, il presidente statunitense Donald Trump ha magnificamente snobbato l’ultima controfferta iraniana per porre fine alla guerra con gli Stati Uniti e Israele. La sua tajante dichiarazione suona così:
“Ho appena letto la risposta dei cosiddetti ‘rappresentanti’ dell’Iran. Non mi piace affatto — TOTALMENTE INACCETTABILE!”
Nel frattempo, i futures del West Texas Intermediate per consegne a giugno hanno guadagnato un brillante 3,08%, raggiungendo i 95,42 dollari al barile, mentre quelli del Brent con consegna a luglio hanno fatto anche meglio, salendo del 3,16% a 104,49 dollari. Segni evidenti che il mercato del petrolio si sta divertendo parecchio a rincorrere le notizie più drammatiche sul conflitto.
La fiascata nucleare secondo Netanyahu
Durante un’intervista al programma “60 Minutes” della CBS, che andrà in onda domenica sera, Netanyahu ha alzato la posta dichiarando che in Iran rimane ancora materiale nucleare da smaltire — non proprio uno spoiler entusiasmante per chi sperava in un rilassamento della tensione. E se qualcuno pensava che stesse barando, be’, si sbagliava.
Ecco le perle di saggezza rilasciate: “Ci sono ancora siti di arricchimento da smantellare, proxy sostenuti dall’Iran pronti a fare il loro sporco lavoro, e missili balistici che vogliono continuare a produrre… c’è ancora molto da fare.” Insomma, la festa dell’armamento continua, e non sembra un evento sportivo amichevole.
Quando gli è stato chiesto come Stati Uniti e Israele intendano rimuovere tutto questo materiale nucleare in modo pratico, la risposta di Netanyahu è stata degna di un film d’azione di basso livello:
“Vai dentro, e lo porti fuori.”
Chiarissimo. Niente problemi burocratici o diplomatici, solo un’irruzione stile ladro di banche. Da applausi.
Analisti Citi: più che prevedibili nuovi aumenti dei prezzi
E non finisce qui: gli esperti della banca Citi sono altrettanto giocosi nelle loro previsioni. Nel loro ultimo rapporto sul petrolio, suggeriscono che i prezzi potrebbero salire ancora di più, soprattutto se Iran e Stati Uniti non riusciranno a trovare un accordo – notizia sorprendente, vero? Pare che il mercato sia stato tenuto a galla finora grazie a scorte esagerate, svendite dalle riserve strategiche, un calo della domanda nei Paesi in via di sviluppo e qualche sporadico, tutt’altro che convincente, segnale di calma in Medio Oriente.
Tuttavia, la banca mantiene il suo scetticismo, affermando che il rischio di ulteriori rincari è predominante, perché l’Iran sembra avere carta bianca per dettare i tempi e le condizioni per una – pensa un po’ – eventuale riapertura dello stretto di Hormuz, arteria vitale per l’energia mondiale.
Per concludere con un tanto rassicurante quanto sprezzante pronostico, ecco cosa dicono:
“Supponiamo che il regime farà un accordo per riaprire lo Stretto verso fine maggio… ma continuiamo a vedere rischi verso un ritardo di questa timeline e/o una riapertura parziale, il che significa disagi prolungati.”
In altre parole, possiamo prepararci a un futuro fatto di incertezze, interruzioni energetiche e prezzi spropositati, accompagnati da improbabili soluzioni diplomatiche da film d’azione.



