Bloom Energy ha appena raggiunto il massimo storico annuale delle sue azioni, tutto grazie a una partnership con Nebius, un fornitore europeo di cloud AI che, evidentemente, ha deciso di sfidare le leggi della fisica e le limitazioni energetiche per sostenere l’espansione delle infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale. Insomma, se pensavate che la potenza elettrica fosse un dettaglio trascurabile nel mondo hi-tech, preparatevi a ricredervi.
Nebius ha annunciato mercoledì che impiegherà la tecnologia a celle a combustibile di Bloom Energy per alimentare i suoi data center negli Stati Uniti – notare bene, negli USA, proprio lì dove l’energia costa di meno rispetto all’Europa – con prospettive di espansione globale. Naturalmente, i dettagli finanziari non potevano mancare: la società CLOUD pagherà fino a 2,6 miliardi di dollari in canoni di servizio durante la durata dell’accordo, ovviamente soggetti a condizioni (misteriose, immagino).
La formula è semplice quanto geniale: Nebius acquista l’elettricità generata da Bloom, che si occupa dell’installazione e della gestione delle apparecchiature. Il progetto sarà implementato in tre fasi nell’arco di dieci anni, garantendo una capacità di potenza di circa 250 megawatt e una capacità installata di 328 megawatt. Da brividi, no?
Non stupisce quindi che le azioni di Bloom Energy siano schizzate oltre il 12%, mentre Nebius, quotata al Nasdaq, sia salita di oltre il 16%. Sembra che l’energia rimanga il collo di bottiglia principale per lo sviluppo delle infrastrutture AI, come ha brillantemente spiegato il Chief Product and Infrastructure Officer di Nebius, Andrey Korolenko.
Andrey Korolenko ha dichiarato:
“Abbiamo scelto Bloom perché le loro celle a combustibile risolvono direttamente questo problema: energia pulita, praticamente senza inquinamento, distribuita direttamente sul posto, nei tempi richiesti dai nostri clienti, con la disponibilità necessaria per i carichi di lavoro AI.”
In pratica, Nebius intende mettere questa tecnologia al lavoro nel cuore della propria infrastruttura per continuare a scalare la propria capacità, il tutto con la solita modestia e risparmio energetico, ovviamente.
Un Gigante AI Europeo o Solo una Moda Energivora?
Mentre Nebius si fa largo sulla scena europea come un gigante della computazione AI – non senza vantare un investimento da 2 miliardi di dollari da Nvidia e un contratto da 27 miliardi di dollari con Meta – si preparano a costruire il più grande data center AI in Finlandia, con una capacità colossale di 310 MW entro il 2027.
Peccato che, nel frattempo, qualcuno abbia spento la luce in Europa o, almeno, abbia deciso di rendere l’energia una risorsa costosa, complicata, eppure indispensabile. Nel continente finalmente verde e sostenibile, i prezzi dell’energia sono così alti da rappresentare una vera trappola per chi vuole competere con gli Stati Uniti e la Cina nel campo dell’intelligenza artificiale.
Non solo, diversi progetti stanno affrontando ritardi colossali a causa di complicazioni nell’allacciamento alla rete elettrica e a vincoli energetici che sembrano usciti da un manuale di fantascienza distopica.
Insomma, mentre il mondo si lancia in una corsa spasmodica verso il futuro dell’AI, l’Europa si ritrova a fare i conti con ciò che nega ostinatamente: la realtà delle risorse energetiche e il costo di mantenerle operative.
In un gioco dove tutti vogliono essere vincitori, purtroppo, qualcuno dovrà rimanere al buio (o almeno con un illuminazione claudicante).



