A32 sotto assedio della ‘Ndrangheta e Ciccio Graziani tira fuori il megafono al processo

A32 sotto assedio della ‘Ndrangheta e Ciccio Graziani tira fuori il megafono al processo

A Ivrea, il processo Echidna dedicato alle mirabolanti infiltrazioni della ’ndrangheta negli appalti dell’autostrada Torino-Bardonecchia, ha riservato l’imperdibile siparietto proprio per l’ex bomber Francesco Graziani. Manco a dirlo, 73 anni ben portati, campione del mondo in Spagna ’82 e trionfatore cinquant’anni fa con la maglia del Torino. Equipaggiato con giacca scozzese, camicia bianca e immancabile cappellino da baseball, il “Ciccio” nazionale è apparso in aula come testimone, invitato dagli avvocati difensori di Roberto Fantini, l’ex amministratore delegato di Sitalfa sotto accusa per aver, udite udite, favorito l’infiltrazione della famiglia Pasqua nei lavori autostradali, con commesse per “manutenzione stradale e opere edili”.

Sembra il remake di un episodio di “chi ha visto il calcio con la ‘ndrangheta”, con nomi altisonanti e contorni di legalità quanto meno discutibili. Ma, attenzione, tutto rigorosamente a favore della trasparenza e pure con un pizzico di poker di amici solidali.

La “colletta” più famosa del processo

Il nome di Graziani era balzato fuori in una telefonata registrata il 16 ottobre 2020 da Roberto Fantini, che con dovizia di dettagli spiegava: “Io ho già dato in maniera anonima, ho già dato, perché mi aveva dato il suo IBAN. Gli ho mandato i soldi attraverso Graziani, Ciccio Graziani. Poi avevo detto che volevo rimanere anonimo, che lui non lo sapesse che io avevo contribuito”.

Insomma una “colletta” tra amici per finanziare un tipo di nome Antonio Esposito, un simpatizzante non implicato nel processo, anche se sicuramente dedicato a qualche guaio giudiziario pregresso. Da applausi la trasparenza dei protagonisti.

Il racconto del testimonial

Graziani non si tira indietro e racconta: “Certo che lo conosco, Esposito. L’ho visto per la prima volta l’anno dello scudetto del Torino. Era un tifoso. Poi è nata un’amicizia, anche se col tempo ci siamo un po’ persi, ma ogni tanto, quando passavo da Torino, andavamo a mangiare una pizza”.

Non manca il tocco di generosità da stadio: “Chiese a me e ad alcuni amici dei soldi quando non ne aveva per andare a pranzo”. E sulla famiglia Fantini? “Grande rapporto, famiglia straordinaria, pulita, educata e rispettosa, sia Roberto sia il padre Teresio”. L’ex calciatore continua, forse anche un po’ troppo nel dettaglio: “Roberto mi chiamò quando Antonio non aveva soldi per l’affitto e, in qualche occasione, gli diedi 200 o 300 euro; poi, però, quando le richieste si sono fatte più insistenti, abbiamo interrotto”.

Quando l’amicizia sfida il codice penale

All’interrogativo sul suo grado di conoscenza dei guai giudiziari di Esposito, Graziani risponde con un sobrio: “Sì, la moglie mi disse che era stato arrestato. Una ventina d’anni fa andai a trovarlo nel carcere di Fossano mentre tornavo da Sanremo. È stato un amico, una persona simpatica, sempre rispettosa con me. A volte gli facevo notare che spendeva troppo”.

L’ex bomber, oramai in veste di testimone privilegiato, ha risposto con grande disponibilità alle domande dei due avvocati difensori e del pubblico ministero, disegnando il quadro di una “colletta” che per loro sarebbe solo un dettaglio non così degno di essere strumentalizzato in questa bolla giudiziaria.

Ah, la giustizia italiana, sempre pronta a scovare i complotti più rocamboleschi nei campi da calcio e oltre, ci regala queste chicche memorabili: tra “collette” segrete, amicizie “pulite” e appalti autostradali a prova di manuale della serie “tutto a posto”. Che dire, avanti così – sarà stata davvero una partita difficile da vincere questa volta, ma il campione continua a giocare con classe… sulle spalle della legge.

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