Belgio pronto a liberare il jihadista Bakkali perché rifare Parigi 2015 farebbe troppo rumore

Belgio pronto a liberare il jihadista Bakkali perché rifare Parigi 2015 farebbe troppo rumore

Provate a contenere l’entusiasmo: Mohammed Bakkali, l’ex terrorista implicato negli orrori che hanno insanguinato Parigi e la sua banlieue nel novembre 2015, è a un passo da ciò che l’opinione pubblica chiamerebbe “libertà”. Sì, avete letto bene. Non stiamo parlando di un semplice permesso premio, ma di ben sei “congedi penitenziari” da 36 ore ciascuno, per potersi godere la notte in famiglia, fuori dal carcere di Ittre, in Belgio. Bastano queste poche ore a scatenare un’epidemia di polemiche, indignazione e, naturalmente, smorfie di incredulità in Francia e in Belgio.

Motivati, a quanto pare, da un “importante lavoro di introspezione” e da un “forte senso di colpevolezza” mostrato dal detenuto – frase squisitamente standard nella sinfonia delle giustificazioni penitenziarie – questi permessi sono solo la punta dell’iceberg. A settembre, la palla passerà ai superiori e, se tutto va come previsto nelle cronache del grottesco, Bakkali potrebbe godere della “libertà” con tanto di braccialetto elettronico come accessorio di moda. Elegante, non trovate?

Una carriera criminale premiata dal sistema penitenziario

Ricordiamo per amor di cronaca – anche se l’aria da «dannato pentito» sembra già un po’ stantia – che Bakkali non è un raccomandato qualsiasi. La giustizia francese lo ha condannato a 25 anni di carcere solo per aver accompagnato da Ungheria a Bruxelles niente meno che Abdelhamid Abaaoud, il deus ex machina degli attentati al treno Thalys e a Parigi. Se questo vi pare poco, aggiungiamo 30 anni in più per aver gestito i rifugi della cellula terrorista responsabile dei massacri del 13 novembre. Un curriculum che farebbe impallidire chiunque e, invece, gli spalanca le porte, o quantomeno le finestre, della propria cella.

Il suo ruolo era così cruciale che persino la cellula di Bruxelles, artefice degli attacchi di marzo 2016, aveva preparato un “piano di fuga” per tirarlo fuori di prigione. Sì, avete capito bene: esperti del terrorismo internazionali che si danno da fare mentre da certi uffici si concede il beneficio premiale. Un paradosso che un magistrato ha riassunto con disarmante sincerità, citato da Le Monde:

Un magistrato ha detto:

“Sembra di vivere in un sogno, ma purtroppo è un incubo reale. La libertà condizionale concessa a Bakkali è una specie di insulto alla giustizia francese e alle vittime.”

Non è un caso se le procure di Belgio e Francia si stanno scambiando “contatti” tesi e malumori, un’elegante danza diplomatica che prova a nascondere la farsa dietro il sipario dell’“ordine giudiziario”. La Francia, in particolare, non sembra proprio divertirsi davanti a questa scelta dal gusto amaro.

Quando giustizia e buon senso prendono strade diverse

Il caso di Mohammed Bakkali è emblematico della complessa, o sarebbe meglio dire grottesca, commistione tra il bisogno di sicurezza, le regole del diritto e una gestione penitenziaria che sembra vivere in una realtà parallela. Per un uomo che ha gestito nascondigli per terroristi responsabili di oltre cento morti, i permessi premio sono una concessione che stride con il buon senso – almeno quello comune – e il rispetto verso le vittime e le loro famiglie.

Ma cosa aspettarsi quando la macchina giudiziaria decide che “un forte senso di colpa” e un po’ di “introspezione” sono sufficienti per giustificare sei week-end fuori dal carcere? Probabilmente la stessa cosa che ci aspetteremmo da una commedia nera: risate amare, incredulità e una certa voglia di voltare pagina guardando altrove.

Intanto, gli affari continuano e la giustizia – se ancora si può chiamare così – si distrae con formalismi vuoti mentre i sopravvissuti e i parenti delle vittime si chiedono che domanda abbiano fatto per entrare nei migliori incubi degli “impenitenti rifugiati”. Ma, come si dice, siamo in democrazia e la legge va applicata… anche quando decide di farci mordere il braccio senza lasciare via di scampo.

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