Fatih Birol, il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), ha deciso di regalarci una profezia a tinte fosche durante il Semafor World Economy Summit, tenutosi in concomitanza con gli appuntamenti primaverili del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale a Washington, DC. Preparatevi: i mercati del petrolio potrebbero presto entrare nella cosiddetta “zona rossa”, proprio mentre le scorte mondiali si sgonfiano e la domanda si prepara al picco dell’estate, quella stagione in cui tutti amano partire e consumare senza ritegno.
Ovviamente, la soluzione miracolosa è unicamente nelle mani di un’eroica “riapertura totale e incondizionata” dello strategico Stretto di Hormuz, bottino prezioso che, come una fontana magica, permette il passaggio del 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Peccato che il traffico navale sia praticamente fermo da quando gli attacchi, guidati da Stati Uniti e Israele, hanno preso di mira l’Iran il 28 febbraio.
L’amico Birol non si è limitato a questa sentenza da guru, ma ha spinto la narrazione verso territori meno rassicuranti: se lo Stretto rimarrà chiuso e nessun nuovo barile medio-orientale arriverà sul mercato, con le scorte globali in calo e il solito boom di consumi estivi, non solo entreremo in piena zona rossa a luglio o agosto, ma la crisi energetica diventerà un’opera d’arte dell’imperfezione geopolitica mondiale. E sì, ha aggiunto che questo non è un problema solo di energia, ma una minaccia anche per la sicurezza alimentare globale, soprattutto nei paesi in via di sviluppo di Asia e Africa. Niente panico però: Birol rassicura dicendo che l’IEA è “pronta ad agire” con altre aperture delle riserve strategiche di petrolio, quando e se necessario.
Forse non tutti ricordano che a marzo, questa stessa agenzia di saggi economisti dietro la scrivania ha orchestrato il rilascio di ben 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, una mossa senza precedenti nella storia dell’organizzazione. Insomma, lo scudo protettivo si sta indebolendo e la crisi, ahimè, sta solo iniziando.
Un mercato sotto pressione e senza scampo
Se pensavate che il guaio fosse finito, vi sbagliate di grosso. Lydia Rainforth, capo stratega azionaria europea alla Barclays, ha definito la situazione “incredibilmente difficile” per i mercati petroliferi globali. E come darle torto? Parliamo della più grande interruzione di fornitura mai registrata, con oltre un miliardo di barili mancanti all’appello. Qualcuno sperava che bastasse aprire lo Stretto domani? Ottimisti.
Le quotazioni del petrolio hanno subito un rimbalzo durante la sessione pomeridiana a Londra, in attesa di novità dalle trattative tra Stati Uniti e Iran, segno evidente che ogni minimo spiraglio di pace genera ancora un briciolo di speranza tra gli investitori, pur in mezzo a questa tempesta perfetta.
I futures sul Brent internazionale hanno recuperato l’1,9%, toccando quota 106,92 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate americano si è spinto ancora più su, con un +2,4% a 100,59 dollari al barile. Entrambi i contratti hanno guadagnato circa il 45% dai primissimi giorni del conflitto, l’inevitabile bollettino di guerra di un mercato che sembra più la roulette russa dell’economia globale.



