Una giornalista americana, Shelly Kittleson, è stata “gentilmente” sequestrata a Baghdad da un gruppo armato. Ovviamente, a riferirlo è il sempre preciso ministero dell’Interno iracheno, che non perde occasione per dimostrare la sua efficienza. Ma non temete, perché – in un gesto che ricorda le migliori sceneggiature hollywoodiane – le forze di sicurezza hanno provveduto ad arrestare uno degli scagnozzi, mentre i restanti membri dell’allegra compagnia sono riusciti a fuggire con la povera donna al seguito.
Un video mozzafiato, firmato Alarabiya/Alhadath, immortala l’epico momento in cui un’automobile si ferma con nonchalance nei pressi di una strada qualsiasi di Baghdad, protagonista la giornalista che, senza dubbio, non si aspettava certo tale “accoglienza”. E poi, come da manuale, un nugolo di ignoti armati la trascina dentro il veicolo, che sparisce nel nulla più rapido di quanto non si possa dire “cronaca nera”.
Per chi si fosse distratto, Shelly Kittleson è una collaboratrice di vari media, incluso qualche nome italiano. Oggi, su un sito che non nomineremo per correttezza, è stato pubblicato un suo pezzo intitolato “Il prezzo della neutralità curda. Gli attacchi nel Kurdistan iracheno”, segno che, oltre al rapimento, si distingue anche nel saper affrontare temi delicati con la raffinatezza di un esperto diplomatico.
Il teatrino dell’insicurezza a Baghdad
Nel meraviglioso teatro della sicurezza irachena, arrestare uno, farsi scappare gli altri e lasciare la giornalista in ostaggio sembra quasi una prassi quotidiana, magari accompagnata da un applauditissimo giro di valzer istituzionale. Da un lato si vantano di assicurare l’ordine pubblico, dall’altro si offendersero pure se gli si dovesse far notare l’infausta efficacia del loro intervento. La contraddizione regna sovrana in un contesto dove la parola “protezione” pare più un’illusione che una realtà.
Non stupisce quindi che una reporter internazionale si trovi nell’elenco delle “persone a rischio”, mentre chi dovrebbe garantire la sua incolumità sembra più un’attrazione da circo. E tutto questo mentre si scrivono articoli sulla neutralità e sulle tensioni, quasi fossero cifre di un bollettino meteo, ignorando l’ironia amara di vivere in un crogiolo di caos e insicurezza.
Chissà se l’articolo di Kittleson verrà letto con lo stesso fervore da chi applaude la sua professione e sorride compiaciuto senza nemmeno un briciolo di consapevolezza sul contesto che la circonda. Oppure, più realisticamente, continuerà a fare da fastidioso dettaglio per chi ama restare comodamente seduto lontano dal pericolo… fino a quando non coinvolge anche loro.



