Adesso vogliono i danni da Fatto, Cartabianca e Report: la nuova saga del vittimismo mediatico

Adesso vogliono i danni da Fatto, Cartabianca e Report: la nuova saga del vittimismo mediatico
Nicole Minetti dal presidente della Repubblica e l’indignazione popolare c’è una distanza abissale, ma alla fine la procura generale di Milano, tramite la sentita nota della procuratrice Francesca Nanni, ha messo un punto fermo: tutto regolare, nessuna irregolarità. Se lo aspettava qualcuno? Forse no, ma tant’è.

I legali di Nicole Minetti e del suo compagno, Giuseppe Cipriani, hanno fatto sapere che prendono atto – con la grazia di chi accetta una verità imbarazzante – del risultato delle indagini della Procura Generale di Milano. Secondo loro, le notizie fatte circolare erano “tutte non vere”, come stabilito dall’Autorità Giudiziaria. Perfino un quotidiano che si atteggia a paladino della correttezza deve rivedere la sua linea editoriale, si direbbe.

E così, nelle fredde e burocratiche parole dei legali, si annuncia l’apertura delle danze per le “iniziative giudiziarie” a caccia di risarcimenti per i danni morali e di immagine subiti dai loro assistiti. In pratica, una buona dose di querele per dire “chi ci ha creduto, ha sbagliato”.

Le prime vittime scelte sono due programmi televisivi e un giornale che, probabilmente, avrebbero fatto meglio a evitare di parlare dei due. Tra i bersagli ormai pronti a subire la vendetta legale figurano ben oltre cinquanta articoli del Fatto Quotidiano, nella sua versione cartacea e online, senza dimenticare le celeberrime trasmissioni È sempre Cartabianca di Rete 4 del 28 aprile 2026 e Report su Rai 3 del 3 maggio 2026. Il cast di accuse è vario e affilato, come un programma di satira politica ben condito.

Insomma, se pensavate che la grazia fosse sinonimo di chiusura definitiva di questo capitolo, preparatevi a un lungo sequel legale, intriso di carte bollate e battaglie a colpi di articoli e querela. Bravi i legali di Minetti e Cipriani, che dimostrano di saper giocare la partita fino in fondo. Mentre noi ci godiamo il curioso spettacolo di un sistema giudiziario nel quale, alla fine, tutto sembra tornare al suo luogo di origine: l’indifferenza regolata dal protocollo e qualche insulto mascherato da causa civile.

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