La presidente SEDE, Marie-Agnes Strack-Zimmermann, fresca tedesca, ha ricordato:
“Con un mandato forte per AGILE, il Parlamento manda un messaggio chiaro: l’innovazione nella difesa europea deve essere guidata dalle necessità operative e fornire le capacità necessarie a colmare le lacune più urgenti. AGILE accelererà lo sviluppo, la sperimentazione e l’implementazione delle tecnologie emergenti, affinché le forze armate europee possano beneficiare dell’innovazione il più rapidamente possibile.”
Quali saranno i prossimi passi?
Il pacchetto di emendamenti presentati ha raccolto molto entusiasmo – o almeno così dicono – e ora toccherà ai decisori mettere nero su bianco una versione finale. Il gioco è fatto: attivare fondi, smaltire burocrazia, e far correre l’innovazione. E magari chissà, magari domani avremo davvero un’Europa della difesa più smart e veloce. Nel frattempo, ci gusteremo lo show burocratico, mentre il mondo reale fa i conti con le sfide che questa “agilità” dovrebbe risolvere.
Chi l’avrebbe mai detto? Le due commissioni del Parlamento Europeo si sono finalmente messe d’accordo e hanno adottato all’unanimità—o quasi—una proposta legislativa con 76 voti favorevoli, 8 contrari e 7 astensioni. A seguire, hanno anche deciso di aprire i negoziati con il Consiglio con un sonoro 83 a 8, senza nemmeno un’astensione. Praticamente, il perfetto esempio di democrazia efficiente e senza intoppi… o forse no.
Sì, perché la cosiddetta presidenza irlandese del Consiglio avrà il privilegio di guidare le tanto attese “negoziazioni interistituzionali” dopo che il Consiglio stesso avrà adottato la sua posizione finale sul dossier. Procedura lampo, insomma, anche se immaginare che queste cose vadano lisce come l’olio sembra più un sogno irlandese che una realtà concreta.
La genesi di AGILE: perché correre quando si può rallentare?
Mentre l’Unione Europea si vanta di avere già un robusto framework per l’innovazione in ambito difesa, soprattutto orientato a progetti di lunga durata e vastissima portata, arriva AGILE per ricordarci che serve pure qualcosina di meno lento e più “smart”. Perché, diciamolo, si corre troppo con le tecnologie emergenti e disruptive: intelligenza artificiale, quantum computing, robotica, cyber capacità e spazio sono oramai termometri inesorabili dell’efficacia militare.
Insomma, AGILE è il nuovo giocattolo dell’UE pensato per sostenere la capacità d’innovazione rapida di piccole e medie imprese. Non quelle aziendone giganti, eh, ma proprio quelle startup e scaleup che cercano di creare prodotti e tecnologie di difesa più o meno rivoluzionari. Il tutto rigorosamente focalizzato sull’efficienza dei costi e, ovviamente, sulla riduzione della dipendenza strategica da quei terzi “non associati” che tanto fanno male al cuore europeo.
In poche parole, AGILE dovrebbe accelerare quel processo che va dall’idea folle di innovazione alla sua applicazione concreta, promettendo un tempo di concessione miracoloso: solo quattro mesi. Fantastico, vero? Visto che siamo nell’Unione Europea, il cronometro per una volta sembra più un orologio svizzero che una clessidra.
Ovviamente, tutto questo miracolo tecnologico ha un nome che suona familiare: “accelerazione”. É proprio ciò che serve in un settore dove ogni ritardo può significare un ingranaggio inceppato in una macchina burocratica che sembrava destinata a non muoversi mai.
Con questa mossa, l’UE pare voler gridare al mondo (e a se stessa) che finalmente è pronta a competere con i giganti globali, puntando sulle tecnologie più spaventose e futuristiche. Immaginate: un giorno potremmo vederle in azione, o almeno sentirne parlare ai convegni.
Insomma, tutto molto agile, veloce e innovativo… finché non si dovrà spiegare a chi paga la festa cosa tutto ciò significhi davvero in termini di soldi pubblici, sicurezza e indipendenza strategica. Certamente, però, ora abbiamo un programma che suona bene e fa tanto “Europa che guarda al futuro”. Peccato che il futuro spesso vada a rilento tra mille negoziazioni, veti incrociati e seduta dopo seduta politica.
Ovviamente, non potevano dimenticare i piccolissimi ma preziosi PMI, start-up e scale-up innovative. Per loro la ricetta è semplice: sostegno rapido, senza complicazioni e più orientato ai risultati concreti. Addirittura, si parla di “contributi a forfait”, così gli imprenditori hanno l’onore di non dover perdere tempo a compilare montagne di moduli, ma possono concentrarsi sul prodotto finito. Una rivoluzione epocale!
Ma non finisce qui: per evitare giri strani di soldi e licenze, il parlamento vuole mettere una bella lente d’ingrandimento sui trasferimenti di risultati tecnologici. Se poi qualcuno ha voglia di esportare esclusive a paesi non dell’UE, occhio che ci vogliono notifiche e approvazioni. Sembra proprio che in fatto di sfuggire ai controlli siamo un po’ più rigidi del solito.
E come potrebbe mancare il pugno duro con chi osa contravvenire agli interessi di sicurezza e difesa europei? Niente soldi comunitari per chicchessia che venga dai “terzi paesi” con idee un po’ troppo rivoluzionarie per i nostri standard. Tradotto: occhio alle compagnie straniere che cercano di ficcare il naso dove non dovrebbero.
Ah, e naturalmente, il conflitto in Ucraina è l’occasione perfetta per mettere in vendita tutto quel che di innovativo si riesce a sviluppare. Se il prodotto esce da AGILE, lo Stato ucraino può tranquillamente comprarlo tramite il “prestito di supporto”. Una specie di vetrina virtuale per chi ha bisogno di armamenti rivoluzionari ma non proprio rivoluzionari di spirito.
Una formula magica per l’innovazione nella difesa
AGILE non è una cosa che dura per sempre, no no. È un “programma pilota” che si estende fino al 2027, sfruttando le finanze messe in campo nell’attuale Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2021-2027, con un tesoretto di 115 milioni di euro. Per dare un’idea, in termini di difesa europea è come un chicco di caffè in un bar di New York. Però, attenzione: dagli errori e dai successi di questo esperimento, i grandi cervelloni dell’UE vogliono trarre insegnamenti per rifare fantasmagorici programmi futuri.
Insomma, se AGILE sarà un successo (o almeno convinti che lo sia), la Commissione europea avrà libertà di riprendere il tutto, aggiustarlo e magari persino aumentare i fondi. Chissà, potrebbe anche diventare il nuovo gioiello di famiglia europeo.
Le voci più sagaci del parlamento
Ivars Ijabs, eurodeputato lettone e capo del Comitato ITRE, ha dispensato saggezza:
“L’Europa non può permettersi di essere lenta quando la minaccia corre veloce. AGILE è la nostra risposta: fondi alle imprese in tempi rapidissimi, burocrazia spogliata fino all’osso e porta chiusa a chi non condivide i nostri valori. L’innovazione è la forza dell’Europa. Usciamola, finalmente.”
Il capo del Comitato SEDE, Tonino Picula, croato con tastiera pronta, ha aggiunto:
“Con AGILE creiamo un percorso veloce e più efficace dall’innovazione difensiva all’effettiva utilizzazione militare. Supportando PMI e start-up, rafforzando la resilienza contro dipendenze straniere, facilitando appalti persino per le necessità ucraine e assicurando controllo rigoroso, trasformiamo promesse tecnologiche in capacità reali per la nostra sicurezza.”
Borys Budka, presidente ITRE polacco, ha detto senza mezzi termini:
“L’aggressione russa ha riscritto le regole del gioco: chi innova prima vince. AGILE offre una concessione di fondi in soli quattro mesi, facendo arrivare i soldi veri alle start-up agili, anziché lasciarli annegare in anni di carte. Ho insistito per finanziare a forfait, perché le PMI più innovative europee non hanno un dipartimento per le sovvenzioni. Ora vogliamo dimostrare che questo modello funziona, così diventa il modello per il prossimo fondo di competitività europeo e la nuova generazione di programmi di difesa.”
La presidente SEDE, Marie-Agnes Strack-Zimmermann, fresca tedesca, ha ricordato:
“Con un mandato forte per AGILE, il Parlamento manda un messaggio chiaro: l’innovazione nella difesa europea deve essere guidata dalle necessità operative e fornire le capacità necessarie a colmare le lacune più urgenti. AGILE accelererà lo sviluppo, la sperimentazione e l’implementazione delle tecnologie emergenti, affinché le forze armate europee possano beneficiare dell’innovazione il più rapidamente possibile.”
Quali saranno i prossimi passi?
Il pacchetto di emendamenti presentati ha raccolto molto entusiasmo – o almeno così dicono – e ora toccherà ai decisori mettere nero su bianco una versione finale. Il gioco è fatto: attivare fondi, smaltire burocrazia, e far correre l’innovazione. E magari chissà, magari domani avremo davvero un’Europa della difesa più smart e veloce. Nel frattempo, ci gusteremo lo show burocratico, mentre il mondo reale fa i conti con le sfide che questa “agilità” dovrebbe risolvere.
Chi l’avrebbe mai detto? Le due commissioni del Parlamento Europeo si sono finalmente messe d’accordo e hanno adottato all’unanimità—o quasi—una proposta legislativa con 76 voti favorevoli, 8 contrari e 7 astensioni. A seguire, hanno anche deciso di aprire i negoziati con il Consiglio con un sonoro 83 a 8, senza nemmeno un’astensione. Praticamente, il perfetto esempio di democrazia efficiente e senza intoppi… o forse no.
Sì, perché la cosiddetta presidenza irlandese del Consiglio avrà il privilegio di guidare le tanto attese “negoziazioni interistituzionali” dopo che il Consiglio stesso avrà adottato la sua posizione finale sul dossier. Procedura lampo, insomma, anche se immaginare che queste cose vadano lisce come l’olio sembra più un sogno irlandese che una realtà concreta.
La genesi di AGILE: perché correre quando si può rallentare?
Mentre l’Unione Europea si vanta di avere già un robusto framework per l’innovazione in ambito difesa, soprattutto orientato a progetti di lunga durata e vastissima portata, arriva AGILE per ricordarci che serve pure qualcosina di meno lento e più “smart”. Perché, diciamolo, si corre troppo con le tecnologie emergenti e disruptive: intelligenza artificiale, quantum computing, robotica, cyber capacità e spazio sono oramai termometri inesorabili dell’efficacia militare.
Insomma, AGILE è il nuovo giocattolo dell’UE pensato per sostenere la capacità d’innovazione rapida di piccole e medie imprese. Non quelle aziendone giganti, eh, ma proprio quelle startup e scaleup che cercano di creare prodotti e tecnologie di difesa più o meno rivoluzionari. Il tutto rigorosamente focalizzato sull’efficienza dei costi e, ovviamente, sulla riduzione della dipendenza strategica da quei terzi “non associati” che tanto fanno male al cuore europeo.
In poche parole, AGILE dovrebbe accelerare quel processo che va dall’idea folle di innovazione alla sua applicazione concreta, promettendo un tempo di concessione miracoloso: solo quattro mesi. Fantastico, vero? Visto che siamo nell’Unione Europea, il cronometro per una volta sembra più un orologio svizzero che una clessidra.
Ovviamente, tutto questo miracolo tecnologico ha un nome che suona familiare: “accelerazione”. É proprio ciò che serve in un settore dove ogni ritardo può significare un ingranaggio inceppato in una macchina burocratica che sembrava destinata a non muoversi mai.
Con questa mossa, l’UE pare voler gridare al mondo (e a se stessa) che finalmente è pronta a competere con i giganti globali, puntando sulle tecnologie più spaventose e futuristiche. Immaginate: un giorno potremmo vederle in azione, o almeno sentirne parlare ai convegni.
Insomma, tutto molto agile, veloce e innovativo… finché non si dovrà spiegare a chi paga la festa cosa tutto ciò significhi davvero in termini di soldi pubblici, sicurezza e indipendenza strategica. Certamente, però, ora abbiamo un programma che suona bene e fa tanto “Europa che guarda al futuro”. Peccato che il futuro spesso vada a rilento tra mille negoziazioni, veti incrociati e seduta dopo seduta politica.



