Pozzolo si inventa signor Presidente e Ascani lo tratta da deputata con una pazienza da santo

Pozzolo si inventa signor Presidente e Ascani lo tratta da deputata con una pazienza da santo
Camera dei Deputati, si è assistito a uno spettacolo degno di una commedia degli equivoci tra la presidente di turno Anna Ascani del Partito Democratico e il deputato di destra Emanuele Pozzolo, noto in ambienti politicamente meno raffinati come “il vannacciano”.

Pozzolo, in piena battaglia da campagna elettorale, si rivolge alla presidente chiamandola con un cortese (quanto politicamente errato) “signor Presidente”. A questo punto, con la diplomazia che la contraddistingue, Ascani lo invita a un’affettuosa correzione di genere: “Dica ‘signora Presidente’, altrimenti va bene ‘Presidente’”.

Ma il nostro valoroso deputato, che evidentemente ha fatto tesoro della scuola del “potere maschile imperante”, non si scompone e ribadisce ostinatamente: “Grazie, signor Presidente”.

Ascani allora, con la pazienza di una maestra di scuola elementare alle prese con un allievo particolarmente distratto, lo corregge nuovamente chiamandolo “collega deputata Pozzolo”. Come dire: se lui mente, io confondo i generi senza batter ciglio.

Il siparietto non si è concluso con una stretta di mano o una simpatica risata. No, la donna di ferro della politica ha dovuto richiamare all’ordine il deputato di destra ben due volte, segno che la lezione non era stata completamente assimilata.

La politica italiana, un palcoscenico per attori e maestri di galateo

Questa scenetta, apparentemente futile, rivela molto della situazione attuale della politica italiana. Da un lato, il gusto antico per le convenzioni rigide e maschiliste, dall’altro, la volontà di affermare un moderno rispetto istituzionale, seppur reso grottesco da battibecchi degni di uno stallo in trattativa condominiale.

Non dimentichiamo che siamo in un’aula parlamentare, non in un teatro di varietà, eppure gli scambi tra Ascani e Pozzolo sembrano più una prova generale per uno spettacolo comico che una dialettica politica seria.

Si potrebbe pensare che in un’epoca in cui il linguaggio inclusivo e il rispetto delle identità siano temi fondamentali, episodi del genere dovrebbero essere ormai superati o quantomeno gestiti con maggiore garbo e intelligenza. Invece no, qui si preferisce perseverare in dinamiche che restituiscono al pubblico l’immagine plastica di un’arena antica, dove generi e ruoli si sfidano come gladiatori, ma senza gloria.

Il ritorno del maschilismo selvaggio sotto le luci parlamentari

La testardaggine di Pozzolo nel continuare a utilizzare il “signor Presidente” è più di un semplice refuso o lapsus freudiano: è un chiaro segnale politico, una presa di posizione contro quella che viene percepita forse come una sfida alla tradizione e all’uomo al comando.

Nel frattempo, la presidente Ascani prova invano a insegnare educazione e rispetto della differenza di genere, ma il deputato, al contrario, sembra recitare una parte scritta molti anni prima, quando la strada verso la parità era soltanto un miraggio lontano.

Il risultato? Una scena tragicomica che riassume alla perfezione i vizi, le contraddizioni e le battute d’arresto della politica italiana contemporanea, dove a volte sembra prevalere più la scenografia e la forma sulla sostanza.

Nel frattempo, i cittadini assistono a questo spettacolo in prima fila, ignari se ridere o piangere di fronte a questa rappresentazione che, a sua insaputa, illustra il vero “piano casa” della politica italiana: impermeabile ai cambiamenti e immersa fino al collo negli equivoci di un passato che rifiuta di passare.

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