Secondo un articolo del Financial Times, che non si smentisce mai quando si tratta di lanciare bombe mediatiche, la decisione sarebbe ufficiale. Gli investitori non hanno apprezzato granché: la munizionistica Rheinmetall, gran beneficiaria dei lauti contratti statali tedeschi, ha visto il suo valore azionario scendere fino al 13% nelle contrattazioni mattutine. Non meglio sono andate le altre industrie coinvolte nella filiera militare, con Hensoldt che perde il 5% e Renk il 3,8%.
Non contenti di affondare solo nel territorio tedesco, il contagio si è esteso oltre confine. La svedese Saab ha ceduto il 3,1%, l’italiana Leonardo ha timidamente perso il 3,7%, mentre il colosso britannico BAE Systems si è ritrovato sott’acqua con un calo dell’1,6%. Un vero e proprio smacco globale per chi sognava ricchezza da conflitti e armamenti.
Come sempre accade, i mercati non amano i grandi cambi di rotta, specialmente quando si tratta di spese governative su cui si contava per tirare su i guadagni. Ecco quindi che il sogno dorato dell’espansione militare tedesca svanisce, lasciando in bocca un gusto amaro non solo agli investitori, ma anche a chi aveva già iniziato a contare i denari del futuro.
Ma non abbiate preoccupazioni: la prossima volta che un governo annuncerà programmi super-ambiziosi, potete star certi che il boom economico che vi promettono finirà per essere solo un’altra fiaba da raccontare ai mercati. Il carro armato dei sogni bellici è stato ormai rimandato in garage, in attesa di tempi più “propizi”. Per ora, fate rifornimento di popcorn e osservate lo spettacolo dell’economia che si sgonfia al ritmo delle indecisioni politiche.



