La gloriosa campagna di bombardamenti ucraini sull’energico settore petrolifero russo ha deciso di dirigere la sua generosità anche verso la penisola di Crimea, quella fetta di terra “festosamente” occupata da Mosca. Tra gli attacchi più scenografici degli ultimi tempi (mica bruscolini, eh), Kiev ha messo nel mirino la “logistica militare”, la “luminosa” industria petrolifera e, udite udite, la “difesa aerea” locale, come orgogliosamente ha annunciato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Che fantastica trovata: colpire proprio là dove fa più male! Sorprendentemente, queste prodezze belliche sembrano aver portato a una catastrofe ulteriore nel settore dei carburanti, proprio quel “piccolo” dettaglio che rende il tutto un po’ più complicato. Va da sé che il governatore locale, Sergei Aksyonov, abbia dovuto correre ai ripari sospendendo tutte le vendite di carburante – sì, avete capito bene – sia per privati cittadini sia per imprese. La classe dirigente russa in Crimea ora si trova alle prese con una bella crisi, tutto grazie a quelle simpatiche bombe provenienti da Kiev.
Chiaramente, colpire “l’industria petrolifera” è un colpo da maestro, pensato per mandare in tilt non solo la logistica militare, ma anche il vivere quotidiano di milioni di persone, incluse quelle “innocenti” che si ritrovano a far la fila per un litro di benzina inesistente. Quel che sembra sfuggire a chi tira le fila di questi “mirabolanti” raid è che le conseguenze ricadono pesantemente su residenti e aziende, dimostrando una volta di più il complicato gioco al massacro che infiamma l’intera regione.
Qualcuno potrebbe ben chiedersi: ma colpire la difesa aerea rende meno sicuri i cieli, o li rende più potenzialmente teatro di altre assurdità? Nel caso della Crimea, a quanto pare, il risultato è una terribile miscela tra inconvenienti logistici, crisi energetiche e una tensione diplomatica che si taglia col coltello, ma con il piacere di far danni in bella vista.
Siamo semplicemente al cospetto di un’altra puntata della saga delle contraddizioni tra “strategia militare” e “vivibilità civile”. E il sipario su questa tragicommedia si apre sempre più ampio sulla scena ucraino-russa.
Le meraviglie della “guerra intelligente”
Che dire dei “miracolosi effetti” delle operazioni militari? Distruggere la logistica petrolifera è senza dubbio un capolavoro di efficienza, a patto di ignorare i danni collaterali che vengono caricati sulle spalle di gente “semplicemente” alla ricerca di benzina o gasolio per andare al lavoro o portare i figli a scuola. Decidere che la sospensione delle vendite di carburante sia la soluzione migliore per affrontare questa crisi sembra il colpo fumante dell’ironia più nera.
Nel frattempo, mentre a Kiev si sfregano le mani immaginando i progressi ottenuti, sul terreno si accumulano file chilometriche alle pompe di benzina, aumenti spropositati dei prezzi e un senso di disperazione che non figura certo negli annunci ufficiali. Come suol dirsi, la pace è lontana, ma il disagio per chi deve vivere tra le bombe sta diventando un’arte raffinata.



