“Non siete più dove eravate, ma siete ovunque noi siamo. Il vostro ricordo è eterno”. Così si consolano i cittadini di Paderno Dugnano, che ormai inondano i social di frasi di circostanza dopo il drammatico incidente avvenuto all’alba domenica scorsa a Senago. Nove ragazzi a bordo di un’Audi A2, che si schianta e precipita nel canale Villoresi, lasciando dietro di sé tre vittime. Tragedia annunciata, ma apparentemente inevitabile per chi ama il rischio e guida come se la vita fosse un videogioco senza salvataggi.
Nessuna parola riuscirà a spiegare la beffa di una morte così precoce, ma certo si può sottolineare con pungente implacabilità la prevedibilità di certe disgrazie quando la precauzione viene abbandonata all’autostrada dell’incoscienza giovanile.
Il racconto di un disastro annunciato
Un’Audi A2, macchina dal design probabilmente più adatto a girare nelle piazze che a sfidare la forza di gravità in un canale. Nove persone a bordo, una follia già di per sé. Un improvviso schianto e il precipizio nel Villoresi. E qui, la sceneggiatura sembra scritta da un regista che adora i drammi. A perdere la vita tre giovani: un bilancio tragico che però dovrebbe farci riflettere su una cultura giovanile che sfida il pericolo senza remore.
Inutile piangere al fiume dopo che l’acqua è scappata: la fatalità, stucchevole parola di comodo, cela spesso la negligenza, il mancato rispetto delle regole e il desiderio irrefrenabile di dimostrare chissà quale valore attraverso il rischio estremo.
Le reazioni: dolore e accuse velate
Ovviamente, il lutto di Paderno Dugnano si avvolge in un mare di messaggi di cordoglio, che suonano spesso come una pacifica resa di fronte a ciò che appare inevitabile, e, perché no, sarcasticamente un tributo alla superficialità con cui certe scelte vengono fatte.
Ma dietro le quinte non mancano le accuse rimuginanti. “Come si fa a mettere nove ragazzi in una macchina così piccola?”, si chiedono con saggezza retrospettiva i commentatori da tastiera. Una domanda retorica, certo, che però svela la già ampiamente anticipata dinamica del disastro.
La lezione mai imparata
Se solo si applicasse un briciolo di buon senso prima di salire in macchina, molte di queste tragedie si potrebbero evitare. Ma no, invece si preferisce sfidare la sorte e affidarsi a un mix micidiale di impreparazione, illegalità e imprudenza.
Il risultato? Inevitabilmente, tre giovani vite spezzate, famiglie distrutte e l’ennesima pagina nera di una cronaca che dovrebbe insegnarci qualcosa, ma che invece continua a divorare le stesse faide di incoscienza.
Morale della storia? Nel grande circo delle tragedie spesso non c’è bisogno di fabula: basta solo mettere insieme tanta superficialità, poca responsabilità e un pizzico di cattiva sorte. E il copione è servito, drammaticamente in replica.



