Ma attenzione, la rete elettrica ha i suoi “sistemi di protezione”: così, per evitare il panico collettivo con guasti giganti, si preferisce staccare la corrente per qualche minuto e far respirare le infrastrutture. Pensate un po’, tutto questo accade in un contesto di ondate di calore sempre più frequenti e persistenti, un fenomeno che mette alle corde i “giganti” dell’energia. Ma davvero ci vuole un temporale o un blackout per farci capire che forse l’aumento delle temperature non è proprio una cosa da ignorare?
Il caldo che spegne la città: la nuova normalità?
Non ci vuole una laurea in ingegneria per capire il dilemma: ognuno vuole il proprio freschissimo refrigerio casalingo, le prese iniziano a fumare, e la rete, poverina, decide di mettere un freno. Perché le reti elettriche non sono fatte per reggere quei carichi insensati moltiplicati per milioni di abitanti che si dichiarano “vittime del caldo”. Ma tranquilli, se volete, potete sempre rinfrescarvi con l’ombra di un vano ascensore fermo grazie a un blackout ben sincronizzato.
Sì, perché la vera novità non è tanto il guasto in sé, quanto la sua ordinarietà. Ormai, i blackout estivi sono diventati una sorta di spettacolo ricorrente a cui gli abitanti di molte metropoli si abituano diligentemente. La rete elettrica cresce lentamente, in compenso le ondate di calore, loro, fanno le visite di cortesia sempre in anticipo, senza preavviso. E no, non è che possiamo chiedere agli “alimenti della rete” di diventare più robusti in poco tempo, anche se sarebbe auspicabile.
Consumi folli e infrastrutture pregresse: il mix perfetto
La situazione surreale si completa quando si pensa che le infrastrutture energetiche sono nate per reggere i carichi di un passato molto più “fresco” e meno estremo. E adesso, chiamiamo “emergenza” quello che è semplicemente il risultato di scelte strategiche a dir poco discutibili o, per dirla in modo meno diplomatico, di totale miopia politica e gestionale.
Così, mentre i consumi di energia elettrica lievitano a causa dell’aria condizionata (ma anche, diciamocelo, di un utilizzo a volte sconsiderato e compulsivo), la rete elettrica si affossa a pezzi. Il risultato? Blackout inaspettati, disagio per i cittadini e una certificazione ufficiale che ci racconta che forse non siamo poi così pronti per affrontare i cambiamenti climatici, non importa quanto ci illudiamo di averne la soluzione a portata di mano.
Riflessioni finali: tra caldo e tenuta elettrica, chi la spunta?
Alla fine, si potrebbe anche ridere di questa tragicommedia se non fosse che queste interruzioni indicano un malessere profondo. Un malessere che mescola incapacità di pianificare investimenti adeguati e un clima che si ostina a farsi sempre più caldo senza chiedere permesso.
Così, a Torino come altrove, i blackout estivi diventano l’ennesimo segnale che in questa “era del tutto e subito”, la rete non regge, il caldo imperversa e il cittadino è lasciato a combattere un’epica battaglia contro il sudore e il buio. Forse è il caso di smettere di sorprenderci quando salta la corrente e iniziare a riflettere sul perché, e su cosa possiamo fare davvero per evitare che questa odiata routine diventi la nuova vergogna urbana.



