Milano alle prese con il caldo: blackout a catena e consiglio comunale che chiude prima del previsto, chi l’avrebbe mai detto

Milano alle prese con il caldo: blackout a catena e consiglio comunale che chiude prima del previsto, chi l’avrebbe mai detto

Incredibile ma vero, non solo il cuore politico culturale è stato piegato dalla tecnologia bizzosa, ma anche trenta ascensori si sono messi a scioperare. Non uno o due, ma una ventina di ascensori in via Manin, quella zona scintillante conosciuta come Repubblica. Già, signori, mentre Milano sogna la smart city, gli ascensori si prendono una pausa, probabilmente per meditare sulla loro esistenza o semplicemente per rifiutarsi di lavorare con queste temperature tropicali.

Il caldo estremo che fa impazzire la metropoli

Il caldo, dicono gli esperti, è stato record, roba da far impallidire la Sahara. E mentre i cittadini immaginano di placare la loro sete con un cocktail in terrazza, la realtà è molto più amara: blackout elettrici a catena e un servizio pubblico che si trasforma in un circo degli orrori. Apparentemente, la rete energetica cittadina non è pronta ad affrontare la realtà del mondo moderno: temperature che sfiorano l’inferno e infrastrutture che crollano come castelli di carta.

Magari sarebbe il caso di chiedere ai responsabili dell’illuminazione e ai gestori della rete se le loro previsioni includono “giornate tropicali” e “stress da surriscaldamento”. No? Peccato, perché sembra che nel bel mezzo della rivoluzione climatica, neanche le città più industrializzate riescano a tenere il passo con la natura impazzita.

Consiglio comunale: un’assemblea da terapia d’urto

C’è poi la questione politica: il consiglio comunale di Milano, un luogo dove si decidono i destini cittadini ma soprattutto dove si fanno tante chiacchiere, è stato letteralmente spento prima del tempo. L’evento, per quanto tragicomico, è una perfetta metafora del momento: grandi discorsi, poca sostanza e una tecnologia che abbandona proprio quando dovrebbe funzionare a dovere.

Tra server che cedono e microfoni che non rispondono, ben venga questa pausa forzata, magari utile a riflettere se il digitale in salsa milanese è davvero all’altezza o se stiamo assistendo al più spettacolare fallimento tecnologico da quando è nato il Wi-Fi.

Milano e la sua lotta contro l’ascensore ribelle

Il caso degli ascensori bloccati in via Manin è emblematico: venti ascensori, cifra da capogiro, in sciopero proprio nel quartiere che dovrebbe essere il simbolo della modernità urbana. Un vero e proprio blackout verticale, che ha costretto residenti e lavoratori a fare una sorta di escursione forzata a piedi sulle rampe delle scale, aumentando così il consumo di energia umana in un’odissea urbana da manuale.

Ma la domanda sorge spontanea: in una città che si vanta di essere “smart”, come si fa a non prevedere un piano di emergenza decente per un’emergenza prevedibilissima come il caldo? O forse la vera “smart city” è quella in cui si protesta ma si resta bloccati senza ascensore, col cellulare senza rete e l’aria condizionata che fa i capricci?

No, amici, non è il futuro della metropoli del futuro che ci ricordavamo. Sembra piuttosto la versione urbana di un film apocalittico a basso budget. Ma senza popcorn, solo sudore e disperazione.

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