Côte-des-Neiges, a Montreal. Ebbene sì, il sospetto è stato prontamente eliminato, perché nella cittadinanza si risolve tutto così, specialmente quando nelle vittime ci sono una poliziotta, un civile e ovviamente il “malintenzionato” di turno. Nel frattempo, il quartiere è stato messo in stato d’allerta: mica vorrete infilare il naso fuori casa adesso!
La dinamica? Nulla di complicato, secondo i media locali: il bersaglio erano attività commerciali ebraiche, un piccolo dettaglio che rende la faccenda ancora più “interessante”. Verso mezzogiorno (fuso orario locale, che significa le sei di sera per noi poveri sprovveduti italiani), la polizia ha lanciato l’allarme per un tipo «armato e pericoloso», invitando tutti alla meritata reclusione casalinga con porte e finestre chiuse ermeticamente, come se questo servisse a qualcosa. Durante la sparatoria sono stati esplosi almeno 20 colpi di pistola, un vero spettacolo pirotecnico.
Curioso dettaglio fornito dal Journal de Montreal: l’aggressore sembrerebbe originario di Alberta, vestito con mimetica e ha scelto proprio Côte-des-Neiges, epicentro della comunità ebraica con ristoranti kosher e scuole nei paraggi. Che tempismo perfetto, vero?
“Attacco antisemita”? Ovviamente!
Il presidente dell’Organizzazione Sionista Mondiale, Yaakov Hagoel, non ha perso tempo a lanciare l’allarme: secondo lui, questo “attentato antisemita terroristico” di Montreal sarebbe il segnale urgente che il mondo intero dovrebbe cogliere, ovvero che si continua a spargere sangue ebraico a colpi di pistola. Con una clamorosa novità, ha invitato il governo canadese e gli “illustri” leader mondiali a smetterla con le solite condanne di circostanza e a passare ai fatti. Finalmente un invito all’azione serio, non come quelli da salotto buono fatti tra un caffè e l’altro.
Per quanto riguarda le vittime, i media israeliani sono rapidissimi a tirare fuori nomi, come quello di Michael Mizrachi, ma la polizia di Montreal è un po’ più prudente, dicendo che non può né confermare né smentire l’identità per ora. Nel frattempo, buona regola: rimanere in casa, chiudere ogni apertura possibile ed evitare quei temutissimi ristoranti e negozi kosher della zona. Perché, si sa, le scuole ebraiche nelle vicinanze sono un dettaglio trascurabile.
Il famigerato Centre for Israel and Jewish Affairs, un pezzo grosso canadese, si è affrettato a “seguire da vicino la situazione”, invitando gentilmente la comunità a tenere alta la guardia, come se da un momento all’altro qualcuno volesse organizzare una festa di benvenuto al sospetto armato.
La polizia di Montreal ha fatto sapere su X (sì, quello che una volta si chiamava Twitter) con sorprendente franchezza:
“Con immensa tristezza confermiamo la morte di un nostro agente in servizio.”
La premier del Quebec, Christine Fréchette, non è stata da meno e ha definito l’accaduto un “evento profondamente scioccante”, promettendo la massima collaborazione provinciale. A quanto pare, “atti del genere non trovano posto qui”. Meraviglioso concetto, peccato che stiamo parlando proprio del Quebec.
Il ministro della sicurezza interna del Quebec, Ian Lafrenière, ha invece espresso il suo dispiacere da “ex agente di polizia”, inondandoci di commozione e annunciando la creazione di un’unità di crisi. Non si sa mai, magari possono rispondere al telefono senza appiccarsi la calza in testa.
Ci tiene anche a invitare la gente a stare lontano dal luogo della sparatoria, come se qualcuno avesse voglia di fare il turista sul luogo del delitto.
Dulcis in fundo: tre anni fa, sempre in Montreal, furono sparati colpi contro due scuole della comunità ebraica senza causare feriti. Evidentemente, la storia insegna poco o nulla, mentre crescono “fortissime tensioni” locali e internazionali legate al conflitto tra Israele e Gaza. Un copione già visto, con le solite tragedie annunciate.



