Alle primarie del centrosinistra, ecco che spunta l’illustre Tommaso Goisis, fondatore del fenomenale progetto “Sai che puoi?”, come se qualcuno fosse davvero sorpreso. In un’affollata serata sotto le luci di Piazza Sicilia, davanti a una folla di ben 350 anime impavide, ha prima posto un’istanza all’apparenza rivoluzionaria: che le primarie si facciano. Un concetto così innovativo che c’è da chiedersi come nessuno ci avesse pensato prima.
Ma non finisce qui: il nostro eroe ha anche lanciato la sua autocandidatura, perché perché no? Se si deve partecipare a una competizione, tanto vale sfoderare subito il nome, no? Chissà se alla coalizione del centrosinistra questo intraprendente gesto venisse magari accolto con un misto di entusiasmo e disperazione, o più probabilmente con un sonoro sbadiglio.
Il debutto clamoroso di Goisis
Per chi non fosse ancora abbastanza informato, Tommaso Goisis è quello che potremmo definire “l’uomo delle grandi idee”. Nulla da eccepire sull’entusiasmo e la voglia di mettersi in gioco, ma nella giungla politica moderna questa è spesso la mossa di chi vuole solo offrire un po’ di colore a uno spettacolo che appare sempre più monocromo.
Curioso osservare il tempismo: la sua apparizione tanto attesa arriva dopo mesi di rumors, come se fosse un attore che fatica ad entrare in scena, timido e impacciato, ma deciso a non farsi dimenticare. L’aspirazione? Pura e semplice: far sì che le iniziative democratiche, che dovrebbero essere il cardine del processo elettorale, abbiano finalmente luogo e vengano rispettate.
Un peccato però che abbiano bisogno di qualcuno che lo richieda esplicitamente, quasi come se candidarsi diventasse uno slogan da sventolare per spingere l’organizzazione a fare ciò che dovrebbe essere la normalità. Ma ahimè, la realtà in politica raramente si allinea con la parola “normale”.
Primarie: una formalità o un campo di battaglia?
Le primarie del centrosinistra, almeno sulla carta, dovrebbero rappresentare quel sacro momento di confronto e di scelta dal basso, il rito democratico in cui i cittadini vengono chiamati a decidere. Ma pare che anche quest’anno il processo non riesca a liberarsi dalle nebbie dell’indecisione, delle manovre sotterranee e dell’incertezza quasi imbarazzante.
Ecco dunque che l’intervento dell’indomito Goisis ci regala l’ennesima perla: se le primarie devono esserci, allora qualcuno deve alzare la voce con forza. Un po’ come dire “osiamo sperare che la democrazia venga applicata davvero”. Finezza degna di un romanzo distopico, ma tristemente vera. Perché a quanto pare, senza qualcuno che lo richiami all’ordine, anche il centrosinistra rischia di dimenticare le regole elementari.
Questa apertura alla candidatura di Goisis, tra il serio e il faceto, lascia intuire un quadro politico stagnante, dove la partecipazione attiva è spesso ridotta a una mera formalità, una recita ben orchestrata in cui i ruoli sono più importanti dei contenuti. E a tenere banco resta sempre la solita domanda: ma a chi serve davvero il teatrino delle primarie, se il potere resta nelle mani degli stessi noti volti della politica?
Un appello che fa riflettere (forse)
Dietro questa autocandidatura si cela forse un’amara critica, mascherata da proposta: se neanche il centrosinistra riesce a organizzare primarie degne di questo nome senza dover subire pressioni esterne, cosa ci resta da raccontare agli elettori??
Se prendere posizione significa doverlo urlare dalla piazza e convocare folle per ottenere il minimo indispensabile, allora la democrazia che immaginiamo è molto lontana da quella reale. E ancora più lontana dall’essere uno strumento al servizio dei cittadini. Forse questo era l’obiettivo segreto di Tommaso Goisis: scuotere le coscienze, o almeno provarci.
Resta da vedere se qualcuno lo ascolterà davvero, o se sarà solo l’ennesimo siparietto di una politica sempre più autoreferenziale e sorda alle vere esigenze del pubblico. Intanto, le primarie si avvicinano, e pare sia necessario che qualcuno continui a far rumore perché tutto ciò avvenga come dovrebbe. Speriamo che la prossima volta non serva una campagna elettorale in piena piazza per ricordare agli organizzatori il loro stesso mestiere.



