Isabella Ragonese e la sua epifania sulla leggerezza: finalmente una star che si svela senza drammi inutili

Isabella Ragonese e la sua epifania sulla leggerezza: finalmente una star che si svela senza drammi inutili

Una giovane donna tutta tranquillità, di quelle che si fanno notare davvero poco, avvolta in un alone di mistero perché di lei si sa ben poco, anche se non è certo un caso, dato che preferisce farsi ascoltare attraverso le sue opere e non con parole vuote. Parliamo di Isabella Ragonese, palermitana classe 1981, candidata ai Nastri d’Argento come miglior attrice di commedia per il film di Francesco Lagi Il Dio dell’Amore. Un tipo di ragazza tanto dolce quanto capace di sorprenderti con improvvise giravolte da colpo di testa. Lei stessa confessa: “Ho sempre pensato che gli esseri umani cambino, come in un rinnovamento cellulare, altrimenti sarebbe strano aspettarselo altrimenti”.

Come si sente cambiata rispetto al passato? “Mi porto dietro lo stesso entusiasmo e la curiosità di sempre, ma forse ho imparato a vivere le cose con più leggerezza, a lasciare andare. Prima vedevo la vita in bianco e nero, ora apprezzo le sfumature, riesco a trovare bellezza anche nel brutto, a inseguire l’energia, a tenere viva la fiamma”, spiega lei, con quella modestia che sfiora il sublime.

E se un progetto non le piace? “Questo mestiere cresce con te. Ad ogni passo ti chiedi se vuoi davvero vivere quella particolare avventura. Film e spettacoli non sono secondari, fanno parte della vita. Ho cominciato con lavori che mi hanno lasciato il segno, e voglio continuare così. Non potrei mai fare qualcosa in cui non credo fino in fondo. Ultimamente sono tornata al mio primo amore, il teatro. Con tutta questa frenesia del fare e produrre, sentivo che era il momento di fermarmi, di parlare con le persone, di sentire il loro polso”.”

Va riconosciuto, è molto brava a difendere il suo privato. Qual è il segreto? “Ho sempre pensato che una parte del nostro lavoro stia proprio nel mantenere un po’ di mistero, nel non spifferare tutto a tutti. Degli attori, meno si sa e meglio è. Il complimento più bello che ricevo è ‘Non sembravi tu’. Vuol dire che sono capace di identificarmi nel personaggio senza impormi con la mia personalità”.

Rapporto con i social? “Non li ho, e per questo vengo additata come una sorta di extraterrestre. ‘Ma come fai?’, mi chiedono. Credo di potermelo permettere, sono una privilegiata. Se avessi venti o trent’anni oggi, non potrei certo rinunciare ai social. Sono uno strumento per farsi conoscere, lo so bene, ma finora ho trovato modi alternativi per comunicare, e non mi sento meno informata o meno presente nel mondo. I social, però, non sono assolutamente nelle mie corde; sembrano un luogo dove il dialogo è solo apparente, dove tutti si espongono senza mai guardare davvero chi hanno davanti”.

Per quanto riguarda l’amore, vero centro di ogni cosa secondo Lagi, Isabella osserva: “È qualcosa di enorme, l’unico linguaggio universale che ci accomuna e ci colpisce tutti. Ogni forma d’arte parla d’amore. E poi esistono tante sfumature d’amore: per il lavoro, per la famiglia. Più si va avanti, più credo che amare significhi mettere cura in ciò che si fa. E siccome ormai siamo ossessionati da noi stessi, un vero gesto d’amore è fermarsi e ascoltare”.

E che consiglio darebbe alla Isabella ragazzina? “Di essere meno severa con me stessa. È un esercizio che non ho ancora imparato. Con gli altri sono comprensiva e accogliente, con me stessa sono una belva. Non ho mai superato la fatica di rivedermi, non ci sarà mai un critico più spietato. Insomma, con me sono cattiva, mi manca l’oggettività”.

Quali sono stati gli incontri cruciali nella sua vita? “Sicuramente Emanuele Crialese, con cui ho fatto il primo film, un’esperienza che ha cambiato la mia esistenza in modo del tutto inaspettato. Ma ce ne sono stati altri, come la mia professoressa di latino e greco, che chiudeva un occhio sulle mie versioni non perfette ma riconosceva altre qualità. Mi suggerì di partecipare al laboratorio teatrale del liceo, un’opportunità che mi ha fatto iniziare presto, a 18 anni”.

Come mai questa ragazza così riservata ricevette questa spinta? “Mi vedeva molto timida. Io non me ne sono mai accorta, ma me l’hanno detto in tanti. Ero più silenziosa, non mi proponevo mai; aspettavo che fossero gli altri a chiamarmi. Cercavo di nascondermi, non ero certo quella che alzava la mano per prima”.

Con Il Dio dell’Amore, Isabella Ragonese è ospite dell’Ischia Film Festival diretto da Michelangelo Messina (dal 27 giugno al 4 luglio). Nel film interpreta una giornalista.

Le è stato chiesto a chi si sia ispirata.

“Vi conosco bene (ride, n.d.r.). Alla fine è il mestiere che conosco meglio. È un ruolo che chiarisce molto su un certo tipo di persone, abituate come il mio personaggio ad arrivare a casa con il lavoro e lo stress”.

Il film affronta anche il desiderio di diventare madri. Cosa ne pensa? “Mi pare fondamentale che il film metta al centro cosa significa essere genitori oggi, riconoscendo che si può esserlo in tanti modi, anche al di là della biologia”.

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