Milano si prepara al circo selvaggio: dopo la volpe ora tocca al tasso conquistare il parco urbano

Milano si prepara al circo selvaggio: dopo la volpe ora tocca al tasso conquistare il parco urbano

Una piacevole sorpresa, o meglio un’occasione per ridere di fronte alle meraviglie dell’urbanistica sprezzante, è stata riscontrata in un parco della cintura metropolitana di Milano. Quel groviglio di cemento ormai digerito a forza dalla natura, che però ostenta ancora qualche brandello di verde, ha accolto un nuovo componente degno di nota.

Stiamo parlando di Cesano Boscone, dove si trova il Parco Natura, un fazzoletto di 186mila metri quadrati che, a dispetto delle apparenze, ospita ben 77mila metri quadrati di boschi. Insomma, un inferno verde dentro la giungla di asfalto milanese, per chi non aveva ancora rinunciato al sogno di averne uno.

Ora, se pensavate che l’attrazione principale rimanesse la famigerata volpe, ormai celebrità locale, preparatevi a rimanere sbalorditi. Di recente è stata avvistata una nuova, fiammante star del parco. Qualcosa che, in un contesto del genere, non manca di aggiungere il suo tocco di ironia alla lista degli abitanti a quattro zampe.

Non è un animale esotico né un raro esemplare di fauna selvatica, ma proprio quel tipo di intruso che ci si aspetta solo nei documentari o negli incubi metropolitani più suggestivi. Il parco ora può vantare anche la presenza del classico, indistruttibile, onnipresente… cinghiale urbano. Sì, avete letto bene: il cinghiale, il maialino selvatico che ha deciso di dichiarare la pace con il traffico caotico e i passeggini dei milanesi.

La presenza di questo animale così “armoniosamente” inserito in un territorio così antropizzato è la conferma che la natura, in fondo, ha un sarcasmo tutto suo. O magari è il segnale che la nostra capacità di devastare l’ambiente funziona così bene da spingere i cinghiali a bandi nuovi, tra squadre di jogger e schiere di turisti in monopattino.

Il parco, il bosco e gli ospiti sempre meno graditi

Per chi si illude ancora che preservare un’area verde in una città come Milano significhi tutela ambientale, questa “variante” fa ridere e piangere insieme. Infatti, la convivenza tra umani e cinghiali rischia di trasformarsi in una commedia dell’assurdo, con incontri ravvicinati tra padroni di cani terrorizzati e porcellini selvatici fatui, ormai abituati a scorrazzare nei prati invasi.

Qualche cittadino teme per la propria incolumità, altri si indignano per i danni immaginari o per il rischio di zoonosi, ma soprattutto chi osserva da fuori non può che rilevare l’inquietante sequela di paradossi ambiental-urbani. Il parco Natura è stato concepito come il polmone verde della periferia, ma oggi si trasforma in un recinto per animali selvatici che hanno preso a domicilio senza invito. Fantastico.

Da un lato, un’emergenza faunistica che richiede improbabili interventi di contenimento; dall’altro, la patetica speranza che l’umano riesca ancora a dominare la natura “educandola” con balconi fioriti e raccolta differenziata. Insomma, un balletto tragicomico che possiamo aspettarci solo nelle metropoli che si pregiano di chiamarsi “sostenibili”.

Ma chi è il vero padrone del parco?

La vera domanda, che nessuno osa pronunciare ad alta voce, è questa: in un parco dove la natura ha ormai preso il sopravvento, chi davvero comanda? Gli sciocchi visitatori con selfie in mano o gli audaci cinghiali che passeggiano indisturbati tra fontanelle e aiuole? Se lo chiedono anche i tecnici comunali, che tra una circolare e l’altra si arrovellano su come gestire un’emergenza che a ben vedere alimentano con le loro politiche di urbanizzazione a singhiozzo.

Ma se la regola è che i cinghiali si moltiplicano, i cartelli di divieto di dar loro da mangiare dovrebbero essere esposti con cartelloni luminosi a ogni angolo. Per ora, però, il risultato è il solito: poche misure efficaci, molte parole di circostanza e un’immagine pubblica che va ancora una volta a farsi benedire.

In pratica, il parco di Cesano Boscone ci racconta con perfetto sarcasmo quanto siamo capaci di adattarci ai nostri stessi disastri. Un bosco urbano che fa da casa sia alle volpi, ormai star consolidate di queste zone, sia ai nuovi arrivati cinghiali, pronti a prendersi la scena da protagonisti sotto gli sguardi rassegnati dei milanesi.

Nel frattempo, gli esponenti delle istituzioni continueranno a promettere iniziative mirabolanti per “rispettare e proteggere la biodiversità” senza mai affrontare davvero il nodo centrale: l’incapacità conclamata di convivere con la natura che non sia impacchettata in uno squallido fazzoletto di verde superficiale e logoro. Una commedia tragicomica che si ripete, stagione dopo stagione, in perfetta continuità con il nostro talento innato per il disastro ambientale.

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