Che sorpresa! Il processo Hydra continuerà a svolgersi a Milano. Sembra proprio che il Tribunale meneghino abbia deciso di non farsi prendere in giro dalle solite questioni di territorio avanzate dalle difese. E chi poteva immaginarlo? La tesi sostenuta dalle difese, secondo cui il primo atto costitutivo dell’associazione mafiosa sarebbe avvenuto a marzo 2021 a Dairago, un paesino che casualmente ricade sotto la giurisdizione di Busto Arsizio, è stata stroncata sul nascere.
I legali si erano preparati a puntare tutto su questo giochino di competenze territoriali, sperando forse in uno spostamento del processo che potesse portare qualche diversivo o, meglio ancora, qualche ritardo né troppo breve né troppo chiaro. Ma i giudici di Milano hanno prontamente chiuso il sipario su questa pantomima.
Questo, naturalmente, non impedirà che la battaglia legale sia infuocata, ma almeno sappiamo che la capitale economica d’Italia continuerà a ospitare il processo contro quella che viene definita come una delle associazioni mafiose più ramificate e pericolose degli ultimi tempi. I permessi di comodo sulle competenze territoriali sembrano dunque non funzionare più tanto bene quando c’è da fare sul serio. Che mondo straordinario, vero?
Quando la giustizia gioca a Risiko
L’idea di portare la competenza del processo da Milano a Busto Arsizio non era solo un tentativo di cavillare, ma un vero e proprio stratagemma giuridico. Perché spostare un processo significa davvero molto: cambi di giudici, rinnovate udienze, rinvii e, si spera per la difesa, una maggior confusione che possa far cadere qualche accusa o almeno ritardare il procedimento all’infinito.
Ciò che stupisce è la facilità con cui si tenta di usare la giustizia come una pedina da muovere sulla scacchiera, più che come uno strumento per fare luce sui fatti. La “competenza territoriale” diventa così la nuova arma preferita per le difese delle organizzazioni criminali. D’altronde, che male c’è nel tentare di procrastinare, quando si ha tempo e risorse da perdere?



