Dan Jørgensen annuncia la pace ma ci avverte: bollette alle stelle restano un’invenzione indistruttibile

Dan Jørgensen annuncia la pace ma ci avverte: bollette alle stelle restano un’invenzione indistruttibile

Benvenuti nello straordinario teatro della geopolitica energetica con il grande protagonista: lo Stretto di Hormuz. Quel magico passaggio che decide il destino di gas e petrolio, mentre noi poveri mortali tremiamo al pensiero di dover pagare un euro in più per un pieno. Il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, si lancia in un ottimismo moderato degno di un contorsionista: spera che lo Stretto si apra definitivamente e che i preziosi flussi tornino a fluire. Ma attenzione, perché la realtà è un’altra. Innanzitutto, dovremmo tutti imparare la lezione – sì, proprio quella che abbiamo ignorato per anni – e affrettare quella fastidiosa, ma inevitabile transizione energetica per smettere di dipendere dal caro vecchio petrolio e gas. E poi, anche una volta sbloccato il passaggio, ci vorrà tempo prima che tutto torni “normale”. Qualche mese per il petrolio, qualche anno per il gas, perché molte infrastrutture sono state malmesse. Ma tranquilli, il vero colpo di genio è che questa crisi dimostra come il Green Deal non sia certo il problema, ma addirittura la soluzione ai nostri mali energetici. Che sollievo.

Dan Jorgensen, il valente commissario, ci rassicura: l’economia europea ha rallentato, certo, ma il peggio è stato miracolosamente evitato. Catastrofisti? Niente affatto, quei lunatici dell’allarmismo avevano ragione. Vi siete forse dimenticati che dall’inizio della crisi ci siamo spesi, mediamente, 645 milioni di euro in più al giorno solo per l’energia? Sì, esatto, ogni singolo giorno. E anche se l’Europa sembra essere meglio preparata rispetto ad altre regioni, i nuovi rincari che non appaiono ancora nei prezzi, soprattutto per fertilizzanti e energia, non mancheranno di farci una visita sgradita a breve.

Alla domanda se abbiamo scampato il pericolo grazie alla mancanza di problemi di approvvigionamento, la risposta è ricca di quel delicato ottimismo che sa di cloroformio. Da tempo si punta un faro sul settore dei carburanti per l’aviazione, per evitare disastri imminenti. Ma, ammette il commissario, se lo Stretto fosse ancora chiuso, le scorte commerciali sarebbero finite alla fine dell’estate. Quindi preghiamo tutti affinché l’accordo di pace regga e lo Stretto si apra finalmente, prima che dobbiamo iniziare a camminare ovunque.

Il miracoloso ritorno alla “normalità”: tempistiche e speranze

Nello scenario meno tragicomico, il commissario azzarda: qualche mese per il petrolio, qualche anno per il gas. Ma senza numeri precisi, perché tanto l’improvvisazione è nel DNA. Per il petrolio spera vivamente che si tratti più di due mesi che di un anno intero; del resto, le infrastrutture danneggiate possono essere riparate velocemente, giusto? Solo che, come un ospedale in tilt, non si può tornare immediatamente a viaggiare. Per il gas, invece, abbiate pazienza: almeno un paio di anni, per via dei danni gravissimi agli impianti, in particolare in Qatar. Nel frattempo qualche sussidio arriverà, ma tanta pazienza: la normalità è un traguardo lontano.

Insomma, la grande produzione energetica mondiale sembra una fragile scacchiera in cui un movimento sbagliato può far cadere tutto. E noi, in Europa, continuiamo a comportarci come se la carta igienica fosse l’unica priorità. Intanto, si raccomanda: acceleriamo l’elettrificazione, abbracciamo il Green Deal, e magari lasciamo perdere il petrolio e il gas. Facile a dirsi, molto meno a farsi, visto che il danaro sembra sempre trovare la via preferenziale verso i regimi più… “affidabili”. Ma questa è un’altra storia.

Ci si chiede se i prezzi dell’energia rimarranno insopportabilmente alti? Oh, speriamo davvero che questa crisi sia servita da campanello d’allarme per qualcuno, giusto? Magari qualche intellettuale di seconda mano potrà trarre qualche insegnamento per la tanto decantata strategia di elettrificazione. Nel frattempo, i segnali di prezzo – quei piccoli, noiosi indizi che dovrebbero stimolare la transizione ecologica – continueranno ad essere alle stelle nei prossimi anni. Un toccasana, insomma.

Durante il glorioso summit dei leader dell’Unione Europea dello scorso febbraio, prima che la guerra rendesse tutto ancora più complicato, c’è stata un’accesa discussione tra i vari governi sul tema scottante dei costi energetici. L’Italia, immancabilmente brillante, ha addirittura spinto per sospendere il sistema degli Ets, quella meraviglia burocratica pensata per limitare le emissioni. La domanda, ovviamente retorica, è se questa crisi abbia davvero cambiato il dibattito sulla transizione verde.

La risposta è perfettamente scontata: alcune delle critiche più spavalde verso il Green Deal, che lamentavano prezzi insostenibili, sembrano oggi un po’ meno rumorose. Finalmente qualcuno si è accorto che la dipendenza dai combustibili fossili è l’unica vera minaccia per il portafoglio dei cittadini, non certo qualche strano regolamento europeo. L’araba fenice del Green Deal, quindi, non è il problema da accusare, ma sorprendentemente parte della soluzione.

Per chi ha ancora bisogno di numeri e misurazioni (mai troppo tardi), la Commissione ha pensato bene di fissare un obiettivo preciso in termini di elettrificazione. Naturalmente, non è ancora il momento di svelare la fatidica cifra—un po’ di suspense ci vuole—ma assicurano che sarà “molto ambiziosa”. Nonostante la tecnologia giusta bazzichi già da qualche parte, il vero problema sono le ineffabili barriere da abbattere, quelle che nessuno però specifica mai cosa siano. Forse la mancanza di volontà politica o la storia infinita delle burocrazie difficili da sconfiggere?

Target ambiziosi e gran confusione

Vogliono fissare un obiettivo sull’intera Unione Europea, oppure ogni Paese si arrangi da solo? Ovviamente, partire da livelli di partenza così disparati rende il lavoro un vero pasticcio. Ci saranno anche degli obiettivi settoriali? Lungi da me rubarvi il piacere dell’attesa, però vi anticipo che si tratta di un argomento “molto complesso” e “in continuo divenire”. L’unica certezza è che la proposta arriverà “all’ultimo giorno utile”, esattamente come i migliori compiti dati a scuola.

E dopo aver sfornato il documento sarà necessario un bel po’ di lavoro sul “come attuare gli obiettivi”, su quella cosa chiamata “architettura effettiva del piano”. Dietro termini così tecnici si nascondono soluzioni certissime, strumenti politici affilati come rasoio e, naturalmente, tanto di quel tiro alla fune burocratico da far impallidire una saga fantasy.

Elettrificazione: la panacea mai abbastanza abbracciata

La Commissione Europea, in un accesso di generosità senza precedenti, ha concesso ai governi una flessibilità di bilancio (a patto che non esagerino troppo) per tentare di calmare le acque del caro-energia. Per risolvere i grattacapi di sicurezza energetica, prezzi folli e decarbonizzazione, quale ricetta suggerisce l’onnipotente apparato comunitario? Nientemeno che puntare sull’elettrificazione. Ovviamente questa è la pietra angolare della transizione energetica, un territorio inesplorato tanto promettente quanto incredibilmente trascurato.

In sintesi, facciamo finta di avere la tecnologia, spingiamo per l’elettricità e speriamo che qualche barriera – magari anche invisibile come un fantasma – si smuova miracolosamente. Tanto, come dice la leggenda, “si può fare”. E se non si fa, beh, almeno avremo speso qualche altro miliardo in studi e progetti ambiziosi, e questo è già un successo.

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