Scaroni (Milan) promette uno stadio milanese così straordinario da non somigliare a nulla di esistente — o almeno così dice lui

Scaroni (Milan) promette uno stadio milanese così straordinario da non somigliare a nulla di esistente — o almeno così dice lui

Il nuovo stadio di San Siro sarà un unicum planetario: parola di Paolo Scaroni, il gran capo del Milan. Dopo un meeting di elevata importanza – ovvero un evento al consolato degli Stati Uniti – il nostro presidente ha deciso di rivelare il generoso dono del terzo millennio agli sfortunati telespettatori del Tg Rai regionale. Pare che l’idea geniale sia nata da un’attenta e ineccepibile “analisi sia da parte dei club…”, giusto per far capire che non sia stata una trovata estemporanea buttata lì tra un rinfresco e l’altro.

Quel che convince è soprattutto la modestia del progetto: un “unico al mondo”. Eh sì, perché chi mai potrebbe vantare uno stadio come questo, destinato a rimanere nella storia per la sua… unicità? Tanto da far sembrare le strutture di tutte le altre squadre come mere chiacchiere da bar.

Non è chiaro però in cosa consista questa “unicità” epocale. Forse sarà l’incredibile impatto estetico, l’integrazione perfetta con l’ambiente circostante o, chissà, magari la capacità di far pagare i biglietti doppi rispetto al passato. Insomma, misteri che nemmeno Scaroni ha pensato di spiegare con precisione, lasciando tutto sospeso in un’aura di splendida ambiguità.

La sensazione è che, dietro a queste parole altisonanti, si celi il solito tentativo di distogliere l’attenzione dalla cronica mancanza di chiare risposte su costi, tempi e ricadute per i tifosi e la città. Un nuovo gioiellino che farà sicuramente impallidire le precedenti generazioni, almeno sulla carta e nei proclami.

Una strategia ben oliata per vendere il sogno… o un incubo mascherato?

Non si può negare che la dichiarazione di Scaroni rientri perfettamente in una strategia di marketing ben collaudata. Ramsomiglia molto a quelle frasi ad effetto che si pronunciano quando si vuole entusiasmare un po’ il pubblico e sedare (o almeno intrattenere) le inevitabili critiche sulla discutibile utilità e sul prezzo salatissimo dell’operazione.

Per esempio, che questo stadio sarà davvero “unico al mondo” appare più un auspicio di propaganda che una realtà basata su dati concreti. Nessuna parola su innovazioni tecnologiche rivoluzionarie, su sostenibilità o su benefici per i cittadini, quelli che dovrebbero essere i veri padrini di tali investimenti faraonici.

Ma si sa, il mondo degli stadi è un’arena dove si giocano partite più di facciata che di sostanza, con botti di annunci tanto spettacolari quanto vaghi, perfetti per coprire il vuoto della realtà quotidiana dell’impatto urbano e sociale. Come al solito, mentre i presidenti brindano al futuro, i tifosi si chiedono se avranno ancora dove sedersi senza ipotecare la casa.