Non c’è niente di più rassicurante di una bella serata esclusiva in cui imprenditori, politici e accademici si ritrovano per scambiarsi pacche sulle spalle nella sontuosa cornice del Salone delle Fontane all’EUR. Già, il mondo produttivo del Lazio si è dato appuntamento per la tradizionale cena biennale di Unindustria, con tanto di parata di volti noti e Vip della grande industria, dalle startup dell’ICT fino ai big del chimico-farmaceutico e dell’aerospazio – perché non ci si fa mancare niente in tema di settori strategici.
Oltre 700 imprenditori, più o meno entusiasti, hanno approfittato dell’occasione per respirare quell’aria magica fatta di business e networking, quasi come se il freddo mondo degli affari potesse trasformarsi in una fiaba. Ebbene sì, si è parlato di competitività, sviluppo economico e di come riuscire a rendere il Lazio – e per estensione l’intero Paese – non solo un patches di turisti, ma un sistema produttivo da far invidia al resto d’Europa, o almeno si spera.
Immancabile la presenza di top manager delle multinazionali, business community e luminari del Made in Italy, che dappertutto troneggiano nei settori della ceramica, automotive, moda e agroalimentare. Un bel mix di potenti vecchi e nuovi che si guardano negli occhi mentre si scambiano patetiche promesse su innovazione e sviluppo, come se nulla fosse cambiato in decenni di promesse disattese.
Naturalmente non potevano mancare le istituzioni in versione “tutto sorrisi”. C’erano rappresentanti nazionali, regionali e locali, sindacati (che ovviamente garantiscono la pace sociale), e il mondo accademico, perché senza un po’ di cultura da salotto il tutto non sarebbe sufficientemente glamour. Un’esibizione di buona volontà nel collaborare che sa molto di messinscena, mirata soprattutto a far vedere che c’è una condivisione di intenti tra tutti gli attori, nonostante spesso si tratti più di dire “parlando noi facciamo cosa” che di reali azioni.
Tra i sindaci seduti ai tavoli delle città in cui Unindustria è attiva, il senso della sagra è chiaro: cementare amicizie utili per sopravvivere insieme a questa giungla chiamata economia regionale, sperando che la festa porti qualche risultato concreto, perché la retorica di serate come questa, per quanto ben oliata, ha stancato proprio tutti.
Una parata di potere tra plausi reciproci e pochi fatti
Gli ospiti illustri sono stati accolti dal capitano d’industria Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria, accompagnato dai suoi fidi vice e dal compiacente direttore generale Massimiliano Ricci. Da Confindustria ha fatto capolino il presidente Emanuele Orsini, insieme a una nutrita schiera di vice e presidenti territoriali, pronti a rilanciare magnifiche parole su credito, finanza, trasporti, turismo (che sicuramente miglioreranno le cose… o forse no).
A fare compagnia ai Vip del business anche figure istituzionali di primo piano come Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, e varie celebri sagome della politica locale e nazionale, tra cui i senatori Maurizio Gasparri e Nicola Calandrini, che hanno garantito che tutto questo chiacchiericcio serva davvero a qualcosa.
Potevano mancare il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, assessori di vario genere e altri illustri personaggi pronti a dispensare saggezza su eventi, turismo, sicurezza e pari opportunità? No, ovviamente erano lì tutti, insieme a piatti raffinati e salame quaterna.
La serata si preannunciava come un momento magico, un rituale in cui tutti si stringono la mano e dicono “facciamo squadra”, quasi si potesse scordare la solita farsa fatta di riunioni sterili e chiacchiere da bar.
Ah, il mondo magico del cinema italiano, dove l’arte si fonde con la nostalgia in una coreografia degna di un premio Oscar per l’autocompiacimento. Giordano Orchi si è cimentato in un viaggio temporale che rispolvera tre magni capolavori: “La grande bellezza”, “Boccaccio ‘70” e “Padre di famiglia”. Perché, ovvio, niente dice “cultura” come qualche pellicola presa da scaffali ben polverosi e mixata a suon di melodie firmate dal maestro Ennio Morricone.
Non mancano neppure quegli oggetti di scena così iconici da aver meritato il passaporto cinematografico, tipo la mitica panchina che ha ospitato l’ineffabile Jep Gambardella, protagonista del film premiato con l’Oscar. Insomma, una ricetta collaudata: un intreccio di narrazione, suoni e oggettistica vintage per lanciare un messaggio sottinteso – che la creatività, l’impresa e l’ispirazione vanno a braccetto, o almeno è quello che ci si ostina a credere.
Perché, diciamolo chiaramente, esistono immagini in grado di raccontare un Paese e una città con più incisività di qualsiasi noiosa statistica. Parlano di visione, carisma, eleganza e quella strana capacità di lasciare un’impronta sull’universo – tanto per dire, un elogio che vale soprattutto per Roma e il suo quartiere Eur, oggi celebri per essere set privilegiati di quei capolavori da Oscar che tutti amiamo citare a cena con amici di dubbia cultura.
Inutile negarlo: è tutto un omaggio alla bellezza sfiorita, alla memoria selettiva e all’identità italiana, raccontata attraverso lo sguardo sognante su una Roma eternamente simbolo della grandezza (passata) e del potere di generare – o almeno tentare di generare – cultura. E come ciliegina sulla torta, ecco la consacrazione di Violetta, regina indiscussa della Traviata, avvolta nell’abito autentico sfoggiato in occasione della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Naturalmente, per omaggiare il Lazio che non solo produce, ma investe pure nell’industria creativa e nel glorioso Made in Italy. Roba da far piangere di commozione gli appassionati di retorica patriottica.
Ma non finisce qui, ovviamente. La tradizionale cena con Unindustria non poteva che essere coccolata da un’orchestra di partner di tutto rispetto: da Betacom a Angelini Pharma, passando per Umana, fino ai soliti cari amici come Wurth, Grant Thornton e Aon. Ah, e non dimentichiamo i partner d’eccezione: la Fondazione Rome Technopole e Toyota. Per finire in bellezza con i supporti tecnici di Slamp e Mazda, senza tralasciare i protagonisti del Sistema Unindustria, tra cui Previdir, il Digital Innovation hub Lazio e Perform. E ovviamente un ringraziamento speciale all’onnipresente Eur 90, custode non ufficiale del mito.
Nel frattempo, le prime immagini della serata iniziano a emergere – perché niente comunica meglio la solennità di un evento che una photogallery in progress, testimone inevitabile di tutta questa grande, magnifica e inconfutabile bellezza made in Italy.



