La Federal Reserve ha deciso di fare la scaltra, lasciando i tassi di interesse esattamente dove erano. Niente sorprese, quindi, anche se questa è stata la prima riunione del FOMC con a capo il nuovo primo inquilino, Kevin Warsh, scelta pomposa di Trump e orgogliosamente ratificata dal Congresso solo pochi mesi fa, a maggio. Insomma, tutto tace, con i tassi ancora ancorati alla famigerata forchetta del 3,5-3,75%.
Le speranze di un taglio ai tassi, svanite come neve al sole, si erano già ridotte in modo drastico a causa di dati economici niente affatto rassicuranti: l’inflazione, quella terribile bestia, è schizzata a maggio fino al 4,2% su base annua, colpevole principale il carburante che ha superato i 4,26 dollari al gallone. Una roba che ti fa venire il mal di testa anche solo a pensarci.
Non sorprende che, durante la sua ultima uscita da chairman a maggio, Jerome Powell avesse già lanciato l’allarme: la situazione in Iran potrebbe facilmente spalancare le porte a un’inflazione che prenderà la classica corsa al rialzo nei prossimi mesi. Ogni chance di sforbiciare il costo del denaro è stata semplicemente spazzata via da questo cocktail micidiale di caro-benzina & tensioni geopolitiche degne di un film d’azione di serie B.
Ieri, in attesa che la nuova gestione di Kevin Warsh desse i suoi primi segnali di vita, i prezzi dei titoli del Tesoro statunitensi hanno giusto fatto un piccolo tuffo giù, quasi noiosi nella loro prevedibilità. Gli investitori, infatti, avevano ben chiaro che la Fed non avrebbe fatto alcuna mossa clamorosa, mantenendo i tassi immobili come statue di sale.
Uno sguardo imperdibile alle previsioni
Con la palla di cristallo in mano, la Fed si sente ormai pronta a dirci che nel 2026 l’inflazione sarà del 3,6%. Cade così decisamente più in alto rispetto al blando 2,7% stimato appena a marzo — un aumento mica da poco per chi deve mettere insieme il pranzo con la cena. Nel campo del prodotto interno lordo, i sogni di gloria si ridimensionano leggermente: crescita prevista al 2,2%, giù dal 2,4% stimato solo un trimestre fa.
Ah, almeno su un fronte la Fed sembra mantenere un atteggiamento più ottimista, o forse semplicemente meno preoccupato: la disoccupazione dovrebbe diminuire impercettibilmente, passando da un tasso previsto del 4,4% a un più confortante 4,3%. Che sollievo, vero? Ricordatevi che un decimale in meno può sempre esser venduto come un trionfo.
Insomma, il quadro è limpido come la nebbia: nulla si muove all’interno della Federal Reserve, speranze di tagli ai tassi sepolte sotto tonnellate di carburante e sotto un mare di crisi internazionali. La retorica pazza della stabilità fa da colonna sonora a un’economia che continua il suo teatrino di numeri in crescita e disagi sempre più pesanti.



