Palazzo Marino ha deciso di aprire una gara per la concessione di un campo di calcio, quello stesso campo gestito da anni dalla società Sempione Half, comodamente affiliata a una squadra professionistica chiamata Alcione. Sarebbe bello pensare che si tratti di una competizione aperta a tutti, ma, con un pizzico di sano cinismo, si può scommettere che la partita sia già vinta da chi già “giocherà in casa”.
Un vero e proprio invito a nozze per i “soliti noti”, ovvero per chi ha già messo le mani sul campo e, ovviamente, non ha intenzione di mollare la presa senza una lotta decisamente impari. Peccato che una gara che si dichiara “aperta” finisca per favorire chi il campo lo utilizza e lo gestisce da sempre, negando qualsiasi briciola di possibilità agli outsider, quegli scomodissimi estranei che invece, secondo il buon senso, dovrebbero poter entrare in gioco.
Il parere che scotta di Tommaso Gorini
L’immancabile voce critica arriva dal consigliere dei Verdi, Tommaso Gorini, che non ha risparmiato commenti al vetriolo su questo marchingegno di gara truccata.
Tommaso Gorini said:
“Quando si privilegiano i privati che vogliono un ritorno economico veloce, il risultato è quello che vediamo: un’eterna spartizione del potere e delle risorse a favore di questi soliti attori, che certo non brillano per spirito di comunità o lungimiranza sociale.”
Ah, la mano invisibile del mercato che guida ogni decisione, ignorando qualsivoglia sentimento di equità o beneficio collettivo. Del resto, chi ha mai detto che lo sport – quello quello vero e popolare – debba essere qualcosa di diverso da un business di corto respiro?
Ma non è tutto: la mossa di Palazzo Marino sembra più un’operazione fatta apposta per mettere le mani su un ritorno economico rapido, sacrificando sul fronte pubblico la dignità di uno spazio che dovrebbe invece essere destinato a favorire le realtà locali, stimolare i giovani e valorizzare il tessuto sociale al di là del conto in banca.
Il campo, tra ignoranza amministrativa e interessi privati
Così, mentre il campo incassa un altro colpo sotto il profilo della democraticità d’accesso, si impone a tutti la domanda scomoda: che fine ha fatto quella retorica sulla valorizzazione dello sport di base e sul sostegno alle società dilettantistiche? Qui, a quanto pare, il massimo obiettivo è quello di incassare qualche soldo in fretta, un modus operandi tristemente familiare tra le mura di certe istituzioni locali.
Intanto, quelli che si erano illusi di poter vedere una competizione vera si trovano di fronte a un copione già scritto, dove gli altri concorrenti hanno poco da fare se non applaudire mentre i favoriti si spartiscono il bottino. La “gara aperta” è un’illusione, un bluff da manuale che maschera con un simulacro di legalità interessi ben precisi.



