Olanda e Giappone si dividono la posta in palio con un pareggio che sembra scritto a metà tra la follia e il buonismo. Ad Arlington, Virginia, finisce 2-2 in una partita che alterna momenti da Dottor Jekyll e Mister Hyde per quanto riguarda lo spettacolo. In attesa di scoprire cosa combineranno Svezia e Tunisia, il girone F si profila come uno dei più equilibrati e indecifrabili, con tutti i verdetti probabilmente rimandati all’ultima giornata. E già che ci siamo, la sfida per la vetta deve ancora cominciare, perché queste due squadre sono le presunte favorite del raggruppamento e si giocano già un pezzo di primo posto in questa partita inaugurale.
Il Paesi Bassi vengono considerati da più parti come una possibile outsider, cosa che suona simpatica ma dovrebbe svegliare gli addetti ai lavori dal torpore. Hanno un mix di veterani e giovani talenti appena sfornati. Di fronte, il Giappone di Moriyasu schiera una formazione esperta, famosa tanto per la sua impenetrabile difesa quanto per la capacità di colpire con letale precisione quando meno te lo aspetti. Insomma, tutto pronto per un festival di tatticismi e occasioni mancate.
All’inizio della partita, il grande spettacolo tarda ad arrivare. Malen, dal reparto offensivo del Roma, prova a scuotere le acque con uno spiraglio di genialità: si gira, calcia angolato, ma Suzuki, giovane e prodigioso portiere, è pronto e manda in corner. Un assaggio appena, poi il nulla per quasi mezzora, almeno finché Hiroki Ito non tenta la sua sortita da fuori area, sballando clamorosamente sopra la traversa. Insomma, il nulla cosmico a livello d’azione.
Nel finale di primo tempo, i nipponici sembrano voler alzare il ritmo, ma senza troppa convinzione. Nakamura sciupa una buona chance, calciando là dove l’esterno rete ha più spazio di un deserto, e Ueda lo segue a ruota nel prodigioso imbroglio fisico con la porta avversaria. Nel recupero, Malen tenta di insegnare come si fa con un colpo di testa su un calcio d’angolo, ma la conclusione è così debole da far pensare che stesse solo giocando a fare il fenomeno.
Il secondo tempo: la saga dei quattro gol e qualche colpo di scena
A cinque minuti dall’inizio della ripresa, arriva il primo sussulto degno di nota. Van Dijk, il gigante olandese che di solito neanche si sporca i piedi, trova il gol con un preciso colpo di testa, sfruttando un cross di Gravenberch e liberandosi dalla marcatura di Watanabe come se fosse un burattino. L’entusiasmo europeo però dura meno di un sospiro. Al 56’, Giappone rimette le cose in parità con una giocata da biliardo degna della migliore scuola giapponese: Kubo lanciato in area, invece di calciare preferisce servire Nakamura, che con un tiro da fuori infilza Verbruggen. No, non stiamo parlando di uno spot pubblicitario per la precisione nipponica, ma di un momento di genio tattico.
La partita si incendia e al 63’ Summerville, servito ancora una volta da Gravenberch, esplode un mancino a giro che beffa Suzuki, lasciandolo immobile come una statua di sale. Il Giappone non si lascia certo trascinare nello sconforto: tre minuti più tardi Kubo sfodera un tentativo potente da fuori area, ma la palla si perde oltre la traversa, probabilmente in cerca di nuovi mondi da conquistare.
Al 72’ è il turno di Gakpo che, con un’azione solitaria, sfiora il terzo gol per gli Orange con una rasoiata degna di un maestro, ma Suzuki, immenso come sempre, si allunga e manda il pallone in calcio d’angolo.
Quando ormai siamo nelle battute finali, il Giappone spreca un’occasione da manuale: Sugawara serve in area, a pochi metri dalla porta, ma decide di fare il gentiluomo e appoggia palla nelle braccia di Verbruggen, che ringrazia la generosità altrui. Ma non si arrendono, oh no, perché il finale sarà da cinepanettone sportivo.
Appena due minuti prima del triplice fischio, su un calcio d’angolo, Ogawa vola più in alto degli altri, la palla si imbatte fortunosamente sulla testa di Kamada che devia la traiettoria. Verbruggen resta impassibile, almeno a livello di colpe, e la rete segna il 2-2. Puro spettacolo, senza dubbio.



