Latina svela il kit di sopravvivenza per le imprese dimenticate dalla Zona economica speciale: la solidarietà che non ti aspetti

Latina svela il kit di sopravvivenza per le imprese dimenticate dalla Zona economica speciale: la solidarietà che non ti aspetti

Che gioia, ancora una riunione per discutere di come sostenere gli investimenti delle imprese di Latina che, guarda caso, restano escluse dalla famigerata Zona Economica Speciale, detta ZES. Per fortuna c’è un’alternativa brillante pronta a salvarci: si chiama Iperammortamento, Zona logistica semplificata (ZLS) e Zona franca doganale (ZFD). Questi gli strumenti miracolosi presentati da Pierantonio Palluzzi, presidente di Ance Latina, e da Tiziana Vona, presidente di Unindustria Latina e Aprilia, nel loro incontro dell’11 giugno 2026 all’Hotel Europa. Praticamente la soluzione perfetta per quelli che proprio non rientrano nella ZES, ma che non si possono permettere di rimanere a guardare.

Insomma, la musica è sempre la stessa: «La collaborazione con Ance sta dando risultati», ci rassicura la Vona in un’intervista a Il Messaggero. Naturalmente questa sinergia miracolosa promette benefici “al territorio” – come se il territorio fosse un’entità astratta e non un pugno di aziende preoccupate di restare competitive.

Per la Vona, ogni imprevedibile svolta geopolitica non è che un dettaglio: il vero segreto per crescere è saper usare queste “misure” governative a disposizione. Che in soldoni significa accontentarsi degli scampoli di una politica industriale che, a quanto pare, funziona benissimo per i privilegiati della ZES, mentre per gli altri… beh, non resta che l’iperammortamento, la ZLS e la ZFD, tutte sigle affascinanti che suonano più come formule magiche per tenere su la baracca.

Cominciamo con l’Iperammortamento, quel meccanismo che permette di scaricare un po’ di più gli investimenti in beni strumentali, a costo di un complicato groviglio burocratico. Ottimo per chi ha voglia di destreggiarsi tra pratiche e scartoffie mentre qualcuno riscopre la propria vocazione da esperto contabile.

Poi c’è la Zona logistica semplificata, ovvero una specie di label che promette meno burocrazia ma che, manco a dirlo, non si traduce automaticamente in incentivi veri e propri. Un semplice piacevole gioco di parole per far sentire imprenditori e politici impegnati in qualcosa di concreto.

Infine, la Zona franca doganale, un paradiso fiscale per merci che può aiutare in teoria ma di fatto lascia il dubbio se effettivamente la sua applicazione sarà altrettanto facile e vantaggiosa per tutti, o solo per chi ha spalle larghe e consulenti pagati profumatamente.

In sintesi, un cocktail di soluzioni alternative che suona più come un modo elegante per dire “non siete nella ZES? E allora arrangiatevi con questi surrogati”. Ma nessuno, ovviamente, se ne cura troppo: l’importante è che la retorica sulla “rete sana” e lo “sviluppo del territorio” girino a ciclo continuo. Che importa se a fine giornata le imprese rimangono a bocca asciutta; l’importante è che la sinergia funzioni… almeno sulla carta.

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