Ponte Lambro Milano trasforma via Ucelli di Nemi nel regno dell’eterna cantierizzazione degli studenti

Ponte Lambro Milano trasforma via Ucelli di Nemi nel regno dell’eterna cantierizzazione degli studenti
Ponte Lambro si rimette in moto dopo vent’anni di stand-by. Come risultato epocale, il comune di Milano ha finalmente deciso chi si occuperà di sbloccare l’immobilismo che ha avvolto le strutture abbandonate di via Ucelli di Nemi 23, 24, 25 e 26. A prendersi la briga di completare e gestire l’opera per i prossimi trentacinque anni sarà la società Ge City srl impresa sociale, in un’associazione temporanea di imprese con Imera srl. Naturalmente, la faccenda passerà attraverso la sempre adorata formula del project financing, quel gioiello di creatività amministrativa che spalma i costi e i benefici tra pubblico e privato, molto amata per i botti a lunga scadenza.

Parliamo di due imponenti fabbricati di sei piani ciascuno, giusto per dettagliare il piccolo intervento che coprirà circa cinquemila metri quadrati di patrimonio comunale – perché il territorio è solo un fastidio che va riempito. La promessa è di allestire 200 posti letto, divisi tra camere singole e doppie, per gli studenti fuori sede, sempre più sorridenti e grati a questa odissea edilizia. Ma non è finita qui: la struttura si trasformerà in un centro multifunzionale aperto anche agli abitanti del quartiere con un bar (perché la socialità passa sempre da un buon caffè), un’area coworking, laboratori per favorire l’inserimento lavorativo e un servizio di portierato sociale. Insomma, non mancherà nulla per tenere tutti felici e occupati, anche se probabilmente questa carità edilizia sarà il circo mediatico di turno.

L’operazione ha un costo che non ti aspetti: circa 11,1 milioni di euro. Naturalmente, una fetta pesante – oltre 5,2 milioni – sarà a carico dell’amministrazione comunale, mentre il resto, quasi 5,9 milioni, sarà preso a carico dal solito concessionario privato. Questo incastro perfetto di soldi pubblici e privati è la quintessenza del “fare sistema”, quell’insopportabile mantra che ci promette miracoli dalle ossa di vecchi immobili comunali lasciati marcire nel nulla. D’altronde, cosa serve un bene pubblico se non a fermarsi e far spendere tempo, denaro e pazienza agli ignari cittadini?

Per i più impazienti, è rassicurante sapere che nei prossimi mesi la società vincitrice dovrà proporre il progetto esecutivo e, udite udite, confezionare un cronoprogramma dettagliato delle opere. Il bando, nella sua generosità, concede ben 24 mesi per completare tutto, dalla carta al mattone. Ovvero, ci vorranno due anni per passare dalla promessa all’effettività, con la speranza che il tutto cominci senza ulteriori ritardi entro i primi mesi del 2027. Un traguardo per cui vale la pena tenere le dita incrociate e, magari, rispolverare la vecchia pazienza di milanese doc.

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