Il ritrovamento del cadavere lascia ancora più spazio alla fantasia noir. Il corpo esanime del sessantenne, originario di Genova ma residente da tempo a Milano, giaceva in salotto. La macabra scena mostra la vittima seminuda, con indosso soltanto qualche indumento femminile – un dettaglio che aggiunge quella giusta dose di mistero degna di una sceneggiatura hollywoodiana. L’assassino, evidentemente un artista del colpo di scena, l’ha massacrato a colpi di un pesante soprammobile, trovato poi sparso nella stanza come se fosse parte di una performance teatrale.
L’allarme è scattato grazie all’ex compagno della vittima, residente in Genova, che non ricevendo risposta ha delegato una parente a fare un controllo. Quando il citofono ha continuato a ignorare gli appelli, sono intervenuti i vigili del fuoco, protagonisti, manco a dirlo, di una forzatura da manuale per entrare nel quartiere generale del delitto. La porta, blindata e chiusa a chiave, non nascondeva alcun mazzo supplementare di chiavi, dettaglio che alimenta ancor di più la fantasia degli investigatori.
Indagini 2.0: dai social agli abissi del digitale
L’evento mortale risalirebbe al tardo venerdì sera, ma come in ogni giallo che si rispetti, la tecnologia fa da sfondo in questa moderna caccia alle streghe. I carabinieri, guidati dal sempre vigile pubblico ministero Carlo Scalas, stanno scandagliando come becchini digitali i dispositivi elettronici della vittima: smartphone, computer, forse anche il tostapane se serve. L’attenzione si concentra sulle app di incontri più trendy del momento, Grindr e Romeo, dove il caro Guerrino pare abbia appuntato il tragico incontro con il suo efferato carnefice.
Nel frattempo, nei meandri dell’appartamento, i militari si arrovellano a cercare tracce biologiche di questo perfetto sconosciuto dal tocco letale. Diverse superfici insanguinate impreziosiscono la scena del crimine, fornendo così preziosi indizi del talento e del sangue freddo dell’assassino. Peccato però per le telecamere di sorveglianza, che nella loro proverbiale efficienza… non ci stanno regalando nessun colpo di scena: malfunzionamenti tecnici hanno eliminato ogni possibilità di avere immagini utili all’indagine. Una fortuna davvero incredibile.
Un interprete per re e presidenti: un curriculum difficile da macchiare
Roberto Pietro Guerrino, che avrebbe compiuto 61 anni il prossimo 13 luglio, non era certo il primo venuto. Genovese di origine ma milanese di adozione, si è imposto come interprete di conferenza di livello planetario, membro del prestigioso AIIC dal 2008. Un curriculum che farebbe impazzire chiunque: ha lavorato con reali, presidenti e superstar della politica, tra cui nomi altisonanti come Sergio Mattarella, Giorgio Napolitano, il re Carlo d’Inghilterra e addirittura Bill Clinton. Una carriera di quelle che si raccontano al bar con un pizzico di invidia mista a ammirazione.
Formazione d’élite, con una laurea allo IALM (per i non addetti, un’eccellenza italiana in ambito linguistico) e una specializzazione alla New York University, dove certo non si diplomano giardinieri. Inoltre, Guerrino insegnava simultanea nelle università di Milano, Bologna, Genova e Torino. Un uomo talmente immerso nel mondo delle parole e dei dialoghi da vivere circondato da lingue e suoni, tradotto post mortem in un silenzio assoluto e inquietante.



