Le Mans si inchina ancora a Toyota mentre Ferrari si accontenta di un’onorevole top 5 dopo il tris di vittorie

Le Mans si inchina ancora a Toyota mentre Ferrari si accontenta di un’onorevole top 5 dopo il tris di vittorie

La leggendaria 24 Ore di Le Mans ha deciso di tornare a parlare giapponese, interrompendo il trionfo durato ormai tre anni della tanto celebrata Ferrari. Finalmente, la gara più celebre al mondo è tornata nelle mani della Toyota che, con un tempismo degno di un orologio svizzero, ha conquistato il suo sesto successo nella classica francese. Se siete tra quei romantici che credono nella meritocrazia delle corse, sappiate che il vero segreto è continuare a mettere il piede sull’acceleratore sulle strade del Circuit de la Sarthe. A sbriciolare la concorrenza ci ha pensato la GR010 ibrida numero 6, pilotata da Nick De Vries, Kamui Kobayashi e Mike Conway, autori di una strategia tanto intelligente quanto priva di sbavature, costruita soprattutto nelle ultime, decisive ore di gara.

Il terzo round della stagione del Mondiale Endurance non sarà passato alla storia per azioni memorabili, ma ha comunque offerto qualche spunto tecnico e un po’ di spettacolo per chi ama la tattica (e la pazienza). Toyota ha fatto quello che sa fare meglio: approfittare dei guai altrui, resistendo agli assalti delle agguerrite ma ancora non abbastanza affilate BMW e Cadillac, portando a casa una vittoria davanti all’affilata tedesca numero 20 guidata da Robin Frijns, Sheldon Van Der Linde e René Rast.

Il terzo gradino del podio è stato appannaggio dell’altra Toyota, la numero 8 condotta da Sébastien Buemi, Ryo Hirakawa e Brendon Hartley, che ha regalato alla casa giapponese una domenica praticamente perfetta. Intanto in casa Ferrari si tira un sospiro – quasi – di sollievo grazie al primo successo in rosso di Lewis Hamilton a Barcellona, perché a Le Mans rimane solo l’amarezza di una corsa sempre all’inseguimento e mai competitiva.

Dopo le altissime aspettative nate dalle prestazioni entusiasmanti nelle prove precedenti, la realtà della 24 Ore ha riportato le 499P alla dura terra, dimostrando che non erano affatto pronte a giocarsi la vittoria finale. La Ferrari numero 51 di Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi si è piazzata al quinto posto, miglior posizione per la scuderia di Maranello, ma lontana quasi due minuti dalla prima Toyota.

Non è stata certo una passeggiata nemmeno dall’inizio: penalità a go-go, strategie più confuse della trama di una soap opera e, ciliegina sulla torta, una serie di problemi tecnici che hanno macchiato il weekend del Cavallino. Il capolavoro, per così dire, è stato il ritiro della Ferrari numero 50 di Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen, fermata da un guasto al sistema antincendio – proprio quando si sperava in qualche scintilla in più. La versione 2023 non è riuscita a replicare il successo dello scorso anno: la Ferrari numero 83 di AF Corse, con Robert Kubica, Yifei Ye e Philip Hanson, ha chiuso modesta settima, lontana anni luce dal podio agognato.

A proposito di outsider, Cadillac e BMW hanno trovato uno spazio in più sul podio – o almeno ci sono andate vicine. La V-Series.R numero 12 del Team Jota, guidata da Stevens, Nato e Delétraz, ha sfiorato il sogno della vittoria terminando quarta. Per la casa americana, però, è una storia già vista: sempre così vicini ma mai capaci di tirare fuori il colpo di scena vincente. BMW, dal canto suo, ha mostrato un evidente progresso nel suo ambizioso progetto LMDh, incassando solo la beffa di un’occasione perduta proprio all’ultimo giro.

Passando agli altri grimmy protagonisti della categoria Hypercar, va citata la solida performance di Alpine con la A424 numero 35, sesta al traguardo, e il modesto ma tenace ottavo posto della Aston Martin con la Valkyrie numero 007. Peccato per Peugeot, sempre poco incisiva, e per Genesis, alla sua prima apparizione in quel di Le Mans, che nonostante tutto è riuscita a vedere la bandiera a scacchi.

Le Altre Divisioni

Nel sempiterno carosello delle categorie, la classe LMP2 ha regalato una storica doppietta per l’Inter Europol Competition, con la Oreca numero 43 di Tom Dillmann, Tom Blomqvist e Jakub Smiechowski che si sono portati a casa la vittoria, seguiti a ruota dalla vettura gemella numero 343. Complimenti anche alla Forestier by Panis numero 29 che si è accaparrata la terza posizione sul podio.

Nel sottogruppo Pro-Am, ha vinto la CrowdStrike by APR numero 4, un successo tutto sommato atteso, considerando gli avversari.

Ma la vera protagonista di cuore e passione è stata la classe LMGT3, dove la Corvette TF Sport numero 33 ha compiuto una rimonta spettacolare, portandosi a casa la vittoria davanti alla aggressiva Lexus numero 78 e all’elegante Aston Martin numero 23 targata Heart of Racing. Per Ferrari, la miglior rappresentante delle 296 GT3 è stata la numero 21 di AF Corse, autrice di una rimonta stimolante fino al quinto posto, grazie a Alessio Rovera, François Heriau e Simon Mann.

Non solo: all’interno della top ten hanno trovato posto anche la Ferrari numero 150 di AF Corse, ottava con Custodio Toledo, Lilou Wadoux ed Eliseo Donno Agostini, insieme alle due vetture del team Kessel Racing: la numero 74, nona, guidata da Lorenzo Patrese, Dennis Marschall e Dustin Blattner, e la numero 57, decima, con in cabina di guida Daniel Serra, Takeshi Kimura e Casper Stevenson Laursen.

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