“Sto cercando di non piangere”, confessa il giovane Leonardo “Leo” Fioravanti, con un’emozione che si fa fatica a nascondere. È appena riuscito nell’impresa titanica di vincere una tappa del Championship Tour della World Surf League, quel meraviglioso circo che chiamiamo Mondiale del surf professionistico. Il gotha del surfing planetario, niente meno. E dove? Sulle onde di El Salvador, naturalmente, così da dargli quel pizzico di esotismo e internazionalità tanto amato dai media. Questo trionfo lo catapulta al terzo posto nella classifica generale, perché non bastava solo una vittoria per sentirsi arrivati.
Leonardo Fioravanti e Carissa Moore, stakanovisti del successo, brindano al Surf City El Salvador Pro – Punta Roca, El Salvador. O meglio, fingono modestia, ma così tanta gente che ti guarda a un evento così non si vede mica tutti i giorni.
Onde, gloria e un po’ di sana sofferenza
La cornice perfetta è il Surf City El Salvador Pro presented by Corona Cero (perché ovviamente una birra deve esserci), tappa numero cinque della stagione 2026. In quel di Punta Roca, il nostro eroe targato Red Bull ha incarnato il perfetto mix di costanza e talento sfoggiando il meglio di sé. Quarti di finale con un nove su dieci: roba da mettere i brividi al francese Marco Mignot, che si è arreso con un generoso 15.93 a 9.00. Poi, semifinale da cardiopalma contro il suo più fedele amico e rivale Kanoa Igarashi, dove con un 8.50 recupera un soffio e lo manda a casa. Finale? Ovviamente, contro il primo della classifica, Ítalo Ferreira, che però si presenta in acqua con otto punti di sutura al ginocchio. Perfetto, niente drammi, solo un po’ di “distrazione” da parte del brasiliano, perché Fioravanti parte con un surf potente e senza pietà: un 8.33 apripista e un 7 tondo chiudono la partita sul 15.33 a 10.90. Ecco la sua prima vittoria CT, alla terza finale, primo italiano a riuscirci. Un vero caso nazionale, no?
Leonardo Fioravanti commenta, tra l’incredulo e il quasi commosso:
“È stata una giornata incredibile, un evento straordinario. Amo queste onde, amo El Salvador. Il team attorno a me è fenomenale. È stata una lunga strada: nove anni nel Championship Tour senza mai mollare. Ho sempre saputo di avere il livello per farcela, ma vincere nel circuito è un’impresa da Santi. L’anno scorso sono arrivato in finale a Pipeline e sono andato vicinissimo alla vittoria, un’amarezza enorme, ma non ho mai smesso di credere in me.”
Dal Lazio all’Olimpo delle onde, senza scorciatoie
Per chi non lo conoscesse (veramente?), il suo percorso sembra uscito da un romanzo di formazione, con tanto di sfide, sostegni famigliari e un talento che sprizza fin da piccolissimo. Nato nel 1997 a Cerveteri, alle porte di Roma, comincia a surfare sulle orme del fratello, surfer della nazionale, pescando le prime onde sul litorale laziale. C’è chi dice sia partito a 4 anni, altri a 6. Insomma, l’importante è iniziare presto, pare.
A soli 11 anni – ma qualcuno accorcia i tempi a 8 – passa dall’essere un bambino con la tavola a un giovane globetrotter del surf, sostenuto instancabilmente dalla madre, la vera manager del sogno di Leo. Nel 2004 partecipa al ‘King of Grommets’ a Viareggio, iniziativa sponsorizzata da Quiksilver, pensata per scovare nuovi talenti del surf. Da lì, via via, comincia a far parlare di sé, fino a finire sulla copertina di una rivista italiana nel 2005. Il salto nei team di Quiksilver è inevitabile: prima quello italiano, poi europeo, infine internazionale. Nel frattempo arriva anche Red Bull, perché all’italiano serve pure un’iniezione di energia a suon di sponsor.
Vince, cresce e nel 2017 si qualifica per il World Tour dei professionisti, la crème de la crème. Un passo indietro nel 2019 per un infortunio, e un altro nel 2022 a causa di un regolamento capriccioso che taglia fuori chi sprofonda sotto il 24° posto. Ma Leonardo non si lascia certo fermare: risale dalla Challenger Series e torna in alto, sulla cresta dell’onda, per davvero.
Oggi, con i suoi 28 anni, una montagna di titoli e un curriculum da superstar internazionale che parla cinque lingue, un’agente personale sempre sul pezzo e addirittura sposato con una modella hawaiana, Fioravanti è finalmente dove meritava di stare: all’Olimpo del surf mondiale. Ah, la struggente modernità del successo made in Italy, magari tra un twist di moda e un sorso di energy drink.



