La mappa dei data center svela la centrale grande come 12 campi da calcio e gli affari da 25 miliardi che stanno divorando l’hinterland

La mappa dei data center svela la centrale grande come 12 campi da calcio e gli affari da 25 miliardi che stanno divorando l’hinterland

Nelle immediate vicinanze di Milano, la proliferazione di nuovi impianti sembra non conoscere freni. Dietro queste costruzioni non si nascondono certo piccole startup artigianali, ma vere e proprie corporation di proporzioni gigantesche, con un bel tocco americano tanto per dare quel pizzico di internazionalità al progetto. Siccome la vita va vissuta al limite, in un’area ristrettissima si prospetta la nascita di ben tre data center a pochi metri dalle case dei cittadini, che potranno così godere di un panorama riempito da cables tecnologici e server surriscaldati invece dei soliti alberi.

Ovviamente, per fare spazio a questa moderna megalopoli di silicio e ventole, nulla di meglio che sacrificare aree verdi: un’aggiunta copiosa al consumo di suolo nella già congestionata cintura milanese. Una scelta che fa davvero piacere a tutti quelli che amano l’ambiente, la tranquillità e la qualità della vita. E mentre si cerca di giustificare tutto questo con numeri, dati, e qualche bella storia entusiasmante di progresso, si può solo sperare che almeno il Wi-Fi tenga.

Il Paradosso della “Città Smart” che Mangia Verde

Da un lato l’epopea del progresso tecnologico, dall’altro il silenzioso sacrificio di polmoni verdi della metropoli. Non è un caso se a guidare questo balletto funebre ci siano grandi aziende – quelle stesse che promettono efficienza, innovazione e sostenibilità. Curioso come sostenibilità e consumo di terra fertile non si sposino proprio alla perfezione, ma evidentemente qualche dettaglio tecnico deve essere sfuggito nel manuale delle grandi società.

Questa strategia di urbanizzazione high-tech a spese del verde sembra assumere il sapore di una nuova moda: invadere con impianti mastodontici le aree residenziali più agognate, giusto per ricordare agli abitanti chi comanda davvero e che la “smart city” rischia di diventare una “nonsmart city” quando tra i palazzi si infiltra il rumore costante dei motori di raffreddamento e delle macchine industriali.

Numeri e Storie da un Dossier Esclusivo

Per chi si è preso la briga di frugare tra carte, autorizzazioni e dati, la situazione emerge chiara come una giornata di pioggia a novembre: i numeri di espansione dei data center sono in crescita esponenziale. Non solo, raccontano storie di pressioni politiche e scelte “indolori” per la comunità, con le aree verdi che magicamente svaniscono o vengono ridotte a riserve di plastica sotto vetro.

Dietro le quinte di questi progetti ci sono mani grosse e interessi ben più grandi di un qualsiasi verde parco cittadino. E se qualcuno si lamenta, può sempre consolarsi guardando l’ennesimo gigantesco edificio di cemento e tecnologia che sbuca dietro casa, giusto per non perdere di vista il futuro. Quello che apparentemente sembra incerto, rumoroso e decisamente poco green.

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