Roberto Pietro Guerrino ritrovato senza vita, la testa a pezzi ma nessuno si sorprende più

Roberto Pietro Guerrino ritrovato senza vita, la testa a pezzi ma nessuno si sorprende più

Un uomo di 60 anni, Roberto Pietro Guerrino, genovese di nascita e milanese di destino, è stato trovato senza vita sabato pomeriggio in un appartamento al quarto piano di via Nino Oxilia, cuore pulsante (e apparentemente pericoloso) del quartiere NoLo. Sembra che la sua ultima serata non sia stata esattamente una festa: il corpo aveva ferite vistose alla testa. Insomma, sembrerebbe proprio un omicidio, così dice chi vuole sembrare informato.

Intorno al palazzo, i carabinieri delle Compagnie Duomo e Omicidi facevano scena di grande efficienza, mentre un furgone della mortuaria aspettava il sugo finale. La vittima, stando a fonti non troppo criptiche, non si faceva sentire dalla serata di venerdì. E chi altri poteva aprire la porta? I vigili del fuoco, quindi, si sono fatti strada tra le mura domestiche e hanno scoperto il povero Guerrino riverso a terra, immerso in un’atmosfera piuttosto cruda: l’appartamento era un quadro splatter con tracce di sangue dappertutto.

Ora, prima di sprofondare nel macabro, vale la pena soffermarsi sulla carriera di questo signore. Interprete di alto rango, ahimè scomparso, vantava un curriculum che farebbe impallidire qualunque black list di VIP: dal suo titolo di interprete parlamentare acquisito alla Scuola Ssit di Milano, fino a esperienze a livello internazionale. Ha tradotto per sua altezza reale Carlo d’Inghilterra, per il presidente americano Bill Clinton, per l’iconica saga della famiglia Kennedy con Kerry Kennedy, e persino per i presidenti italiani Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella. Cosa non si fa per amore delle lingue e dei potenti.

La sua preparazione non era da poco: diploma di maturità classica, certificazione di interprete parlamentare, laurea in Lingue con lode allo Iulm, approfondimenti alla New York University e un master di secondo livello a Tor Vergata. Come se non bastasse, insegnava interpretazione simultanea e consecutiva presso università di prestigio come la Sslmit di Forlì (Università di Bologna), la Università di Genova, la Ssit di Milano e anche all’Agenzia TuttoEuropa di Torino. Insomma, un vero decano degli idiomi.

Parallelamente al lavoro accademico, non si tirava indietro nemmeno nel dibattito culturale, districandosi tra letteratura anglo-americana e teoria della professione. È stato relatore di seminari su Jack Kerouac e la critica letteraria di Fernanda Pivano nelle strutture milanesi della Iulm e della Statale. Nerd da conferenza? No, più un membro stimato dell’Associazione fondata da Danica Seleskovitch, che in un lampo cercava di spiegare la dissociazione tra linguaggio e pensiero, portando la sua teoria del senso a beneficio del mondo di Aiic Italia.

Un cruccio senza fine tra sangue e cultura

Dunque, da interprete di élite a vittima di una morte violenta: la parabola del signor Guerrino è proprio un tragico esempio di come la vita a volte decida di ridicolizzare ogni dose di talento e successo. Il mistero resta fitto nel quartiere che si era abituato ai vari eventi hipster ma non certo a uno sprazzo di drama da Shakespeare nero.

Ora non ci resta che attendere le indagini con la speranza, tanto per cambiare, che la giustizia faccia il suo corso. Nel frattempo, gli amanti dell’interpretariato e della letteratura angloamericana potranno ricordare Roberto Pietro Guerrino come un uomo che ha tradotto i potenti ma non è riuscito a tradurre l’omertà della sua stessa fine.

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