Dodici nuovi sacerdoti made in Milan benedetti dall’irresistibile arcivescovo Delpini: la santità su misura per la città che non dorme mai

Dodici nuovi sacerdoti made in Milan benedetti dall’irresistibile arcivescovo Delpini: la santità su misura per la città che non dorme mai

Dodici seminaristi della diocesi di Milano, accompagnati da un missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), sono stati ordinati sacerdoti dall’arcivescovo Mario Delpini. Un duomo pieno di fedeli, perché quando si tratta di ordinazioni c’è sempre spazio per un po’ di partecipazione popolare, anche se probabilmente più per curiosità che per devozione.

Durante l’omelia, il nostro eroe, con grande umiltà e realismo, ha affrontato il tema dei limiti personali dei candidati, tirando fuori quella frase che fa sicuramente riflettere chi ha la presunzione di giudicare: “Noi, gente del buon senso e facili al giudizio, siamo inclini a dare consigli persino al Signore. E quindi forse ci viene da suggerire a Gesù: ma perché non hai scelto uomini migliori, più intelligenti, più virtuosi, più adatti?”. Bello, no? Intanto i dodici scartati sognano di poter fare parte del club.

Delpini ha poi spiegato che questa inadeguatezza, così tanto sotto gli occhi di tutti ma puntualmente ignorata, non deve diventare un alibi per la mediocrità. No, cari fedeli, è una condizione da accettare con santo servizio e dedizione nell’incontro con Dio, che pare prediliga proprio i candidati “meno adatti”. Una politica di selezione eccellente.

La missione contro il grande dramma dello scoraggiamento

Secondo l’arcivescovo, la nuova ondata di sacerdoti dovrà agire in un contesto sociale dominato da un pessimismo cosmico: una fiducia in Dio che sembra svanire sotto la pressione di un mondo fatto di complessità spaventose e prospettive più minacciose del solito. Come se non bastasse, si aggiunge pure la moda di una fede “tagliata su misura”, una sicurezza personalizzata che fa tanto boutique spirituale.

I dodici ragazzi, senza nessuna traccia di dubbio o crisi vocazionale ormai, hanno scelto di fare della loro missione il perno centrale della loro vita. Il 25 giugno, con la stessa pompa magna, riceveranno la lista delle parrocchie che dovranno placidamente governare, per provare a trasformare questa missione da mestiere a vocazione, almeno si spera.

Le biografie che non ti aspetti (e forse neppure loro)

I dodici nuovi sacerdoti della ambitissima diocesi ambrosiana sono un vero collage umano fatto di storie e percorsi molto diversi. Dalla ribellione adolescenziale di Nikolas Abbate di Bresso, che si era distaccato dalla chiesa post cresima – ma per la gioia di tutti, è riapprodato grazie ad attività con i disabili – all’ex ingegnere civile e meccanico Giuseppe Bianchi, che ha pensato bene di lasciare un lavoro decisamente più terreno per abbracciare la tonaca a 28 anni.

Poi ci sono i veri classici, come Andrea Angelini, entrato in seminario subito dopo il liceo classico, o Gioele Bergamini, che ha espresso il desiderio di diventare sacerdote a soli 12 anni dalla periferia milanese di Lampugnano. Ci sono anche personalità con storie da brivido: da chi dopo una crisi personale ha mollato l’economia per entrare in seminario (Paolo Macchi) a chi, nato in Messico e cresciuto a Milano, ha fatto l’addetto al fast food per un anno prima di dedicarsi alla vita spirituale (Stefano Magistrelli).

In mezzo, giovani con passioni bizzarre come Emanuele Guido che mescola fede, musica e agricoltura o Andrea Swich, che è tornato alla parrocchia solo grazie agli anni universitari. Un gruppo eterogeneo quanto improbabile, e chissà se il Signore ha fatto davvero una scelta o se ha pescato a casaccio.

Un tocco internazionale ma rigorosamente “missionario”

Accanto ai valorosi dodici, un’ulteriore spruzzata di internazionalità è arrivata con l’ordinazione di Michael Mtonga, missionario del Pime nato a Lusaka, in Zambia. La sua vocazione, ennesimo racconto da manuale, è nata durante un incontro con sacerdoti milanesi impegnati in un servizio “temporaneo” di Fidei donum, ovvero quei missionari che lavorano fuori dall’Italia per periodi limitati, facendo il meglio di ciò che possono in paesi lontani e spesso dimenticati.

Non dimentichiamo che la missione in Zambia è la più antica all’estero della diocesi di Milano, attiva addirittura dal 1961, prova che la serie di vocazioni e missioni è un vero evergreen.

Al termine della cerimonia, dopo aver bendamente ammesso i loro limiti personali, i nuovi sacerdoti sono stati festeggiati in piazza, quasi a dirci che, nonostante tutto, il sacro e il profano possono ancora coesistere sotto l’occhio vigile della tradizione e del folclore religioso.

(Foto: Chiesa Milano)

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